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mercoledì 17 marzo 2021


La Comune di Parigi

Archivio 68 e La Comune di Parigi
Nel 2021 ricorre il centocinquantesimo anniversario della Comune di Parigi.
Come Archivio68, insieme ad altri compagni, vogliamo ricordare questo primo esempio di governo dei lavoratori nella storia dei movimenti sociali contemporanei. La Comune di Parigi, con la rivoluzione nelle sue strade, è stato l’evento politico più importante del XIX secolo. Fu l’archetipo di tutte le rivoluzioni moderne, di tutte quelle insorgenze dei subalterni capaci di dare forma ad una società libera dal dominio del capitale, di infrangere le catene della loro schiavitù salariale e di aprire, di determinare nuovi spazi di emancipazione economica, politica, sociale e umana.
I comunardi tentarono di “inventare l’ignoto” e “dare l’assalto al cielo”. Non ci riuscirono e furono sconfitti. Moltissimi furono uccisi, mitragliati sulle barricate o davanti a un plotone d’esecuzione; molti altri furono incarcerati o subirono la deportazione in nuova Caledonia o, ancora, furono costretti all’esilio.
Vogliamo riflettere e discutere insieme con chi fosse interessato a quegli eventi, facendo emergere da quella immagine del passato possibilità di liberazione attuali e future.
Cosa ha significato e cosa può ancora trasmetterci, oggi, l’insurrezione della Comune di Parigi? Che cosa possiamo imparare da quell’esperienza? Cosa ha da dire la Comune di Parigi nella costruzione e nella riscoperta di pratiche di liberazione collettive nel XXI secolo?
Siamo altrettanto sicuri che dalla primavera del 1871 alle lotte di oggi, esistano momenti di continuità, affinità, risonanza che possono aiutarci a comprendere e leggere diversamente il presente.
Attualità della Comune.
Ma perché riflettere sulla Comune, cosa fece, cosa riuscì a realizzare in poco più di due mesi?

1) La Comune fu un grande movimento sorto dal basso, spontaneo, di vera autoorganizzazione e di reale emancipazione dei lavoratori. Inoltre la Comune fu un grande movimento pluralista ed unitario. Al suo interno convissero le tendenze e gli orientamenti politici più diversi (proudhoniani-bakuniani, blanquisti, giacobini, democratici radicali, internazionalisti marxisti e, soprattutto, molti membri dell’Associazione Internazionale dei Lavoratori). I comunardi riuscirono ad agire e lavorare insieme, agirono uniti contro il nemico borghese, si rispettavano perché avevano un obiettivo comune: l’emancipazione umana, sociale, economica e politica del proletariato, l’abolizione dei privilegi di classe, l’instaurazione di una società diversa.
2) La Comune fu essenzialmente un governo dei lavoratori, il prodotto della lotta della classe dei produttori contro la classe appropriatrice, la forma politica nella quale si poteva compiere l'emancipazione economica del lavoro.

3) Fu un movimento autenticamente internazionalista. Molti furono i combattenti di vari paesi. Il polacco Dombrowicz fu eletto a capo delle sue milizie, mentre l’operaio ungaro-tedesco Leo Frankel divenne il Commissario al lavoro.
4) La Comune fu la negazione più radicale del parlamentarismo. Soppresse ogni distinzione tra esecutivo e legislativo, la Comune non era un’assemblea deliberante, ma un organo di lavoro.
5) Tutti i suoi membri erano eleggibili e revocabili in qualsiasi momento; avevano un mandato imperativo; non potevano sottrarsi alla responsabilità dei loro atti, non potevano dimettersi. Ai membri della Comune venne attribuito un salario operaio; c’era il divieto di cumulo degli incarichi.
6) La Comune fu la realizzazione vivente del principio secondo cui la società doveva amministrarsi da sé. Durante i 72 giorni della Comune, tutti i servizi necessari alla vita sociale furono mantenuti in vita da operai ed impiegati dei livelli inferiori. Le poste, le imposte dirette, la Zecca, l’Assistenza, la nettezza urbana continuarono a funzionare. La nuova amministrazione dei servizi ebbe un significato politico straordinario. I lavoratori diedero prova della loro capacità di gestire i servizi mandando al macero i tabù della competenza e della gerarchia. Gestirono gli affari pubblici secondo il principio del governo a buon mercato
7) La Comune propose una nuova costituzione per tutto il paese: «Il riconoscimento e il consolidamento della Repubblica, l’autonomia assoluta della Comune estesa a tutte le località della Francia, l’intervento permanente dei cittadini negli affari comunali»
8) Come primo atto la Comune abolì la coscrizione obbligatoria, abolì l’esercito professionale. Fu armato tutto il popolo, volontariamente mobilitato; il popolo formava le giurie processuali e sostituiva il vecchio esercito permanente e l’odiosa polizia professionale.
9) La Comune assunse misure sociali radicali come la requisizione delle fabbriche abbondonate dai suoi proprietari fuggiti a Versailles, la soppressione del lavoro notturno o la sospensione degli oggetti dati in pegno al Monte di Pietà.
10) La chiesa venne separata dallo stato, furono soppresse le sovvenzioni religiose; tutti i beni del clero furono dichiarati beni nazionali.
11) La legge Falloux del marzo 1850 aveva esteso e consolidato il potere della Chiesa nel campo dell’istruzione. I comunardi attuarono una riforma della scuola, basata su questi principi: «scuola pubblica, laica, gratuita, obbligatoria, non repressiva». Laicizzare l’insegnamento estromettendo il clero e decristianizzando le scuole; promuovere una formazione integrata, comprensiva di elementi di cultura generale quanto professionale che assecondassero le naturali predisposizioni dell’alunno; riservare una particolare cura all’istruzione femminile.
12) La Comune annoverò tra le sue fila la presenza combattiva e militante delle donne. Ricordiamo l’anarchica Louise Michel e la russa Elisabeth Dmitrieff, insieme alle migliaia di donne che combatterono sulle barricate. Il 13 aprile le delegate delle cittadine rivolsero alla Commissione esecutiva della Comune un “indirizzo” che dimostrava la volontà di numerose donne di partecipare alla difesa di Parigi, considerando che «la Comune, che rappresenta il grande principio che proclama la distruzione di qualsiasi privilegio, di tutte le disuguaglianze, è con ciò stesso obbligata a tenere conto delle giuste rivendicazioni dell’intera popolazione, senza distinzione di sesso – distinzione creata e mantenuta da quel bisogno di antagonismo su cui si basano i privilegi delle classi dominanti». L’appello fu firmato dalle delegate facenti parte del Comitato centrale delle cittadine: Adélaïde Valentin, Noëmie Colleville Marcand, Sophie Graix, Joséphine Pratt, Céline Delvainquier, Aimée Delvainquier, Elisabeth Dmitrieff.
13) Nonostante le difficoltà del contesto in cui si trovò ad operare, La Comune tentò di dare vita fin dall’inizio ad un’idea diversa di utilizzo e fruizione della cultura e degli spazi urbani, per dar vita ad una società in cui l’arte si fondesse con il quotidiano, aprendo a tutti il “diritto al bello” e il “diritto al lusso”. La Federazione degli artisti - a cui aderirono personalità come Courbet, Daumier, Manet, Dalou, Pottier – sollecitò l’iniziativa libera di pittori e artisti di strada, di scrittori e architetti, al fine di «riconfigurare l'arte per essere pienamente integrata nella vita di tutti i giorni» e far fiorire la bellezza «in spazi condivisi in comune», piuttosto che in quelli specializzati o privati (Manifesto della Federazione degli artisti della Comune di Parigi). Furono innumerevoli le iniziative che, soprattutto nelle fasi iniziali, fecero della Comune «un’immensa e grandiosa festa, una festa che il popolo parigino […] volle offrire a sé stesso e al mondo» [H. Lefebvre]
Per tutte queste considerazioni, ed altre, vogliamo avviare una riflessione sulla Comune.
Come diceva Walter Benjamin nelle sue Tesi sul concetto di Storia (1940), la lotta per l’emancipazione non si fa solo in nome del futuro, ma anche in nome delle generazioni sconfitte: il ricordo degli avi asserviti e delle loro lotte è una delle principali fonti di ispirazione morale e politica del pensiero e dell’azione rivoluzionaria. La Comune di Parigi fa dunque parte di quella che Benjamin chiama «la tradizione degli oppressi», vale a dire di quei momenti privilegiati («messianici») della storia in cui le classi subalterne, per un momento, sono riuscite a infrangere la continuità dell’oppressione: brevi – troppo brevi periodi di libertà, di emancipazione e di giustizia, destinati, ogni volta, a fungere da punti di riferimento e da esempi per nuove lotte.
Proponiamo una serie di letture generali sulla Comune, liberamente consultabili dal sito Vive la Commune (https://lcdpcnp.blogspot.com/.../05-libri-sulla-comune.html), e di una scelta di fonti e scritti dell’epoca, spezzoni del film La Commune de Paris di Peter Watkins.
Ancora non sappiamo, a causa della pandemia, quali attività potremo svolgere sulla Comune (convegno in presenza o da remoto, dibattito collettivo o in piccoli gruppi, discussione tematica ecc.).
Avremmo intenzione di svolgere, se è possibile, una qualche forma di attività verso la fine di maggio, in concomitanza con la fine della Comune, il 28 maggio 1871. Accettiamo suggerimenti e proposte da tutti coloro che ci seguiranno in questo percorso.

Cronologia De La Comune di Parigi
tratto da "I Giornali della Comune"
Antologia a cura di Mariuccia Salvati
Cliccare al link sottostante per scaricare la cronologia in PDF:


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