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L'Appello di Erri de Luca per il referendum del 17 Aprile

Facciamo nostro e pubblichiamo l'appello di Erri de Luca per il Referendum del 17 Aprile prossimo :ci pare importante contribuire fattiv...

sabato 9 maggio 2020


Dall'Archivio 68
1871 - La Comune di Parigi


Brevi cenni storici




Fin dal suo apparire sulla scena storica, La Comune accentrò l’attenzione di tutti, e le interpretazioni e valutazioni che se ne dettero sono innumerevoli. « Che cos’è la Comune, questa sfinge che tanto tormenta lo spirito dei borghesi? » 
E Marx stesso risponde : « Il suo vero segreto fu questo : che essa fu essenzialmente un governo della classe operaia, il prodotto della lotta
della classe dei produttori contro la classe appropriatrice, la forma politica finalmente scoperta nella quale si poteva compiere l’emancipazione del proletariato» (Indirizzo sulla Guerra Civile in Francia del 1871).


In questo « indirizzo », scritto a nome dell’Internazionale,
Marx tratta tutti gli aspetti della Comune, compreso quello militare, ovvero, per dirla con Lenin, « la tecnica delle forme estreme della lotta rivoluzionaria» connesse alla Comune, prima ancora della sua nascita e dopo la sua gloriosa disfatta. Tema essenziale del nostro lavoro è appunto la trattazione di questo aspetto militare, e allo scopo di rendere più facile la comprensione degli
avvenimenti tracciamo una breve cronologia dei fatti più sa-
lienti che precedono la Comune.


1870 - 1871
19 luglio : La Francia dichiara guerra alla Prussia.
23 luglio: Il Consiglio Generale dell’Internazionale lancia
al proletariato internazionale un Indirizzo.
Rovesci militari francesi fino al 1° settembre: l’esercito im-
periale, partito con strategia offensiva per assalire il territorio nemico attraverso il Baden e dividere la Germania del nord da quella del sud, si vede subito costretto alla difensiva, perché i prussiani lo hanno preceduto invadendo le due regioni di frontiera : 
l’Alsazia difesa dal gen. Mac Mahon, e la Lorena difesa dai
gen. Frossard e Bazaine. Fra il 4 e il 18 agosto i francesi vengono più volte battuti: l’armata dell’Alsazia si ritira con gravi perdite su Chalóns-sur-Marne mentre il grosso dell’esercito del Reno, cioè i due corpi che operavano nella Lorena, ripara nella fortezza di Metz, che però viene subito bloccata dal nemico. Le ripercussioni a Parigi non si fanno attendere: cade il ministero Ollivier, e lo sostituisce il governo militare di Palikao. Questo appronta un nuovo esercito, affidato a Mac Mahon, per liberare gli assediati a Metz, ma questo esercito di soccorso non solo non
raggiunge lo scopo ma, dopo undici giorni di marcia, va incontro a un nuovo grosso disastro. Lo stesso Napoleone III, che lo accompagna, è costretto a capitolare a Sedan il 1° settembre. Tre giorni dopo, una rivoluzione popolare a Parigi dichiara decaduto l’impero e instaura la Repubblica, senza però impedire che ideputati del vecchio parlamento imperiale costituiscano un governo provvisorio dal nome altisonante di Governo della Difesa Nazionale. Il 9 settembre l’Internazionale diffonde il suo secondo
Indirizzo sulla guerra. La capitolazione di Metz, dovuta al tra
dimento di Bazaine, è già una prova di come il governo di Parigi reciti la «farsa» della difesa. La giornata del 31 ottobre segna la pronta reazione operaia per spingere il governo a mantenere i suoi impegni militari, ma né questa giornata né quella del 22 gennaio 1871 riescono ad impedire la capitolazione di Parigi che avviene il 28 gennaio, dieci giorni dopo che a Versailles i principi tedeschi del Nord e del Sud hanno offerto la corona imperiale a Guglielmo di Prussia fondando così l’impero tedesco.
L’armistizio firmato il 28 gennaio prevede una nuova Asse-
blea nazionale e un nuovo governo, che possano trasformare in pace l’armistizio a condizione di accettare le durissime imposizioni prescrìtte dai prussiani. Tale assemblea costituente viene eletta l’8 febbraio e il 26 dello stesso mese Thiers, capo del nuovo governo, trasforma l’armistizio in preliminari di una pace che sarà definita il 10 maggio, cioè durante il periodo della Comune, sorta il 18 marzo dopo uno scontro armato fra i proletari e le
truppe di Thiers, da essi costretto a fuggire a Versailles.
Dopo settantadue giorni di governo — il 28 maggio — la
Comune cade eroicamente, sopraffatta dalle truppe versagliesi organizzate da Thiers con l’aiuto di Bismarck.




giovedì 12 dicembre 2019



Da Emeroteca dell'Archivio 68
Mensile "Seme Anarchico" n° 9 Settembre 1957
"In memoria di Sacco e Vanzetti"

articolo:
E’ apparsa in questi giorni sui giornali d’America la notizia — riportata ampiamente dai giornali di tutto il mondo — che un Comitato, costituitosi a Boston, ha presentato ufficiale richiesta al governatore dello Stato del Massachusetts e al sindaco di Boston, affinchè, come primo passo verso la riabilitazione della memoria di Sacco e Vanzetti, essi accettino l’offerta di un basso- rilievo in bronzo da porre sulla facciata del palazzo di giustizia dove si svolse il processo. La do-manda, scrivono i giornali, è appoggiata da un gruppo di noti giuristi, storici, scrittori e uomini politici americani.
Della riabilitazione di Sacco e Vanzetti, per noi anarchici — loro compagni di fede — per gli operai di tutto il mondo, per gli uomini onesti e liberi, non c’è affatto bisogno.
Sacco e Vanzetti, uomini generosi, seguaci di un ideale altis-simo di affratellamento e di redenzione umana, furono condannati innocenti, furono assassinati, soltanto perchè anarchici e attivi propagandisti. Il loro ricordo è chiuso nei nostri cuori ed è sempre presente al nostro pensiero, quale esempio commovente di sacrificio per le proprie idee.
Riteniamo opportuno rievocare oggi le vicende del tragico ed eroico episodio, riproducendole dai « Cenni biografici » coi quali si apre il recente opuscolo edito dal Gruppo Editoriale L’ANTISTATO (Lettere sul sindacalismo - di Bartolomeo Vanzetti).
B. VANZETTI: Lettere sul sindacalismo. Opuscolo di 64 pagine, con prefazione di Michela Bicchieri. Lire 100.
Presso Umberto Sama - Casella Postale n. 40. CESENA (Forlì).

Bartolomeo Vanzetti nacque a Villafalletto (Cuneo) 1’11 giugno 1888 da agiati contadini. Dai 13 ai 19 anni lavorò come garzone in varie pasticcerie fra Cuneo e Torino, ove venne a contatto con le idee socialiste allora in auge. A vent’anni si imbarcò per l’America e nel giugno 1908 sbarcava a New York. Cominciava così le sue dure esperienze di emigrante, le lunghe peregrinazioni in cerca di lavoro, la fame, la miseria, la violenza morale da parte dell’ambiente che vedeva negli immigrati degli intrusi o al più delle bestie da soma. Condividendo egli la sorte di milioni di lavoratori di ogni razza e nazione, con la sua vivace intelligenza e la sua acuta sensibilità doveva presto individuare le cause fondamentali di tanta sofferenza e quindi il metodo di lotta per cercare di eliminarle. Questo studio gli ' ntè essere agevolato dal fatto che egli non era stato spinto in quel ambiente dalla fame, ma da un sogno di libertà alimentato dal ricordo della gloriosa rivoluzione americana, e deluso al primo contatto con una società sorta da quella e tuttavia chiusa nel più gretto conservatorismo, sfruttatrice e sotto certi aspetti corrotta più della vecchia Europa,
Affrontò vari lavori anche troppo pesanti per il suo fisico: in fornaci di fabbriche di mattoni, in cave di pietra, in pasticcerie. Fece il bracciante, il manovale, l’addetto alla fusione del ferro.. E alla fine di ogni lunga giornata- di lavoro si dedicava alla lettura di libri e di giornali di ogni tendenza politica e religiosa, ad opere letterarie scelte tra i classici di ogni nazione.Tra la minoranza cosciente della popolazione immigrata che si radunava in « circoli di cultura o studi sociali » egli si sentì attratto per affinità al gruppo editore di quella « Cronaca Sovversiva » che, diretta da L. Galleani nel Massachussetts, era l’espressione più chiara dell’anarchismo mili¬tante negli S.U. sempre presente nelle agitazioni operaie, alle quali il nostro Vanzetti partecipava con entusiasmo ed intelligenza.Fu nel 1916, nello sciopero degli operai della Plymouth Cordage Company durato dal 17 gennaio al 16 febbraio, che l’odio dei padroni e dei politicanti cominciò ad individuare il « dannato agitatore ». Quando tutti gli operai, ottenuto un piccolo aumento di salario, ritornarono al lavoro, Vanzetti fu respinto dai padroni della corderia ove lavorava.Di Nicola Sacco, che ormai nella memoria dei lavoratori di tutto il mondo forma con Vanzetti un indissolubile sacro ricordo, dovremo pur brevemente dire: nativo di Torremaggiore (Foggia) e di tre anni più giovane di Vanzetti, era anche egli sbarcato in America nel 1908 ed aveva facilmente trovato vari lavori ai quali si dedicò con diligenza e assiduità. Specializzatosi, in seguito, alle macchine orlatrici, lavorò nei calzaturifici.Anche egli fu dei gruppi anarchici gravitanti nell’orbita di « Cronaca Sovversiva », e diede la sua opera fattiva agli scioperi che dal 1912 si venivano attuando con una compattezza sempre più allarmante per le classi dominanti. Casualmente si incontrò con Vanzetti in occasione di qualche conferenza o adunata in difesa’ di compagni arrestati. Gli divenne amico intimo nel Messico ove entrambi si erano rifugiati assieme ad altri compagni nel 1917, quando, scoppiata la rivoluzione in Russia, si era diffusa la speranza che essa si estendesse all’Europa, e si temeva — rimanendo negli S.U. — di non potervi accorrere in aiuto.Ripassata la frontiera, quando quelle speranze furono deluse, Sacco tornò presso la compagna ed il figlioletto e trovò lavoro in un calzaturificio di Stoughton Mass.; Vanzetti tornò a Plymouth e fece per qualche tempo il bracciante e infine il pescivendolo.Era quello il periodo ultra-reazionario del dopo guerra, degli arresti e deportazioni in massa; e le brutali operazioni poliziesche potevano violare non solo ogni senso di umana giustizia, ma persino le formalità legali — tanto aveva potuto suggestionare larghi strati della società americana la propaganda contro tutti i rivoluzionari, in special modo contro gli « anarchici pericolosi! ».* * *Il District Attorney Frederick G. Katzmann trovò il modo, con false testimonianze e con una giuria prevenuta, di incriminare Vanzetti quale complice di un tentativo di rapina a mano armata a Bridgewater avvenuto il 24 dicembre 1919. Innumerevoli testimoni, che avevano visto Vanzetti durante tutta quella giornata vendere il pesce a Plymouth, non furono neanche presi in considerazione. E il processo di Plymouth (22 giugno-10 luglio 1920) sotto la presidenza del Giudice Webster Thayer finì con la condanna del Vanzetti alla reclusione da 12 a 15 anni.Poi si procedette ad organizzare un processo a carico di entrambi i detenuti. Il 15 aprile 1920 un impiegato pagatore ed una guardia erano stati uccisi e derubati da 4'uomini in automobile a South Braintree; Sacco e Vanzetti furono deferiti al giudizio della Corte d’Assise di Dedham quali complici della rapina e dei due assassini. Il processo cominciò il 31 maggio 1921 sotto la presidenza dello stesso Giudice Thayer e con la stessa pubblica accusa Katzmann. La difesa però non era più in mano di un nemico quale si era mostrato al precedente processo l’avv. Vahey, ma affidata a Fred H. Moore, un eminente avvocato che aveva spesso e con entusiasmo difeso gli operai nella loro giusta causa quando erano caduti nelle grinfie della magistratura. Fino allora il caso Sacco-Vanzetti non aveva suscitato se non l’interesse di una limitata cerchia di compagni: Moore smascherò la monta¬tura giudiziaria agli occhi del proletariato di tutto il mondo e degli spiriti liberi di ogni nazione, che da allora seguirono le vicende del processo prendendovi una parte considerevole.Sicché il processo si prolungò, tra agitazioni operaie, proteste del mondo della cultura e di tutti i sinceri progressisti, fino al 1927, senza che tuttavia si potesse riuscire a far desistere la magistratura dal supremo crimine.Già al processo di Plymouth il giudice Thayer, per portare la prova conclusiva (poiché non ne era emersa alcuna) della colpevolezza di Vanzetti, aveva dichiarato: « Gli ideali dell’imputato sono affini al delitto ». Era evidente che la colpa di Sacco e Vanzetti era quella di essere anarchici, e per di più immigrati; e Moore mise a nudo, durante il dibattito, con grande franchezza e coraggio, i motivi di odio politico che animavano l’accusa. Ma cosa potevano le irrefutabili prove di Moore, le vivaci proteste di milioni di lavoratori, contro un mondo ostile per principio?Il verdetto di condanna emesso a Plymouth era stato creato ad arte come un pregiudizievole precedente penale; e poiché per volere della Corte i processi dei due anarchici furono abbinati, esso agì anche a detrimento di Sacco. Moore pensava che avrebbe facilmente potuto ottenere l’assoluzione di Vanzetti sol che avesse insistito sul fatto che la prova indiziaria su cui si basava l’accusa era troppo inconsistente. Sapeva però —- per la conoscenza che aveva delle aule giudiziarie — che in tal caso non si sarebbe in alcun modo salvato Sacco. Non perchè a carico di questi fosse emerso qualcosa di più positivo, ma perchè la sovreccitazione degli animi, l’odio politico ed il prestigio della magistratura richiedevano che almeno un colpevole in ogni modo ci fosse! Egli lasciò decidere a Vanzetti il quale rispose: «Salvate Nick, egli ha moglie e figli». Così il dibattito si protrasse fino al 14 luglio 1921, tra sconcertanti messe in scena della Corte, impegnata a fondo a non mollare le sue vittime, e sostenuta da un grande apparato di forze militari, nonché da una parte considerevole dell’opinione pubblica della quale essa aveva saputo aizzare i sentimenti più retrivi.Pur non risultando dal dibattito che « una presunzione di reità » che facilmente poteva essere confutata, i giurati emisero un verdetto di assassinio in 1° grado per il quale, secondo le leggi vigenti nel Massachussets, Sacco e Vanzetti dovevano essere condannati alla sedia elettrica.Nel suo rapporto al governo di Roma, il Console italiano, che aveva assistito a tutto il processo, scrisse: «Neppure l’ombra di una prova fu presentata contro gli imputati, i quali sono stati condannati per odio politico e di razza ».* * *La stampa proletaria di tutto il mondo si sollevò contro l’infame ver¬detto, e le organizzazioni operaie domandarono un nuovo processo. Il Comitato di difesa pro Sacco e Vanzetti riscosse appoggi morali e materiali da parte di molte associazioni operaie americane, di Unioni indipendenti, Società politiche e di Mutuo Soccorso. Una serie di dimostrazioni, proteste e attentati contro le sedi diplomatiche degli S.U. indussero la Magistratura alla ripresa del processo il 29 ottobre 1921 nella stessa Dedham, e Moore chiese l’annullamento del verdetto. Ma non si trattava che di un’edizione riveduta e ampliata della commedia svolta nel giugno precedente con più larga e decisa presa di posizione da parte del pubblico pro e contro gli imputati.I giudizi degli avversari si cristallizzarono, in base non a prove reali, a fatti, ma alle idee preconcette contro i radicali e gli immigrati. Cosicché a nulla valsero le innumerevoli testimonianze, le confessioni di spergiuro, di quelli che erano stati i maggiori testi a carico nei precedenti dibattiti, le prove più evidenti della complicità del Governo Federale nella montatura giudiziaria. Neppure le confessioni di uno della banda Morelli che aveva commesso il delitto imputato a Sacco e Vanzetti corroborate da varie testimonianze e sopratutto dalla deposizione dell’ispettore di polizia di New Bedford, cambiarono nulla nell’animo dei giurati e dei cittadini che offrivano fiori a Thayer perchè così bene assolveva il proprio compito!* * *Il 9 aprile 1927, dopo un breve discorso di Sacco ed una vibrante arringa di Vanzetti, che erano una terribile accusa contro i « delitti che la legge e la chiesa legittimano e santificano » (Vanzetti), il giudice pronunziò la sentenza di condanna a morte per i due imputati. Le proteste si intensificarono in tutto il mondo. Il Dipartimento di Stato a Washington ricevette innumerevoli rapporti da parte dei suoi rappresentanti nei paesi in cui quelle proteste imponenti facevano pensare al pericolo che la messa in atto della sentenza poteva rappresentare. Il fatto che il Governatore potesse affrontare col suo cinico sorriso tutti quei moti popolari senza desistere dal¬l’infame proposito, sta ad indicare l’enorme pressione in contrario che faceva la classe capitalista d’America e la sicurezza che in ogni caso non c’era da temere rappresaglie da altri governi, data la solidarietà di classe che esiste tra gli elementi reazionari come mezzo di reciproca difesa.Nella prima ora del 23 agosto 1927 Sacco e Vanzetti affrontarono l’elettrocuzione serenamente, dichiarando ancora la loro innocenza e la loro fede nell’anarchia. Essi parlavano ancora ai milioni di uomini e donne che si erano stretti in spirito attorno a loro da tutte le parti del mondo: perchè da quella immensa tragedia apprendessero a meglio conoscere il nemico, a non desistere dalla lotta, a non perdere la fiducia nella giusta causa abbracciata.

redazione Archivio 68 - 12/12/2019








sabato 30 novembre 2019


1969-2019: 50° di Piazza Fontana

A Firenze, intorno all’Archivio Storico “il ‘68”, alcune individualità di diverse esperienze culturali e politiche si sono riunite in coordinamento al condividere l’opportunità di organizzare una serie di iniziative in occasione della ricorrenza della strage di Piazza Fontana a Milano e della morte di Giuseppe Pinelli. Il Coordinamento Fiorentino per il 50° di Piazza Fontana si propone di partecipare e ospitare presentazioni di libri, performance teatrali e musicali, interventi divulgativi presso luoghi di cultura antifascista anche dopo e oltre le date e occasioni canoniche. In corso di preparazione, e presto disponibile alla circolazione, una mostra fotografica in 16 pannelli con la cronistoria degli avvenimenti. Lo scopo di ogni iniziativa, oltre a informare su un periodo tragico della nostra storia, è l’attualizzazione della riflessione sulle varie strategie della tensione che, additando pretestuosamente un nemico fittizio, si propongono la limitazione delle libertà sociali, civili e politiche per giungere, ieri come oggi, alla riaffermazione e consolidamento delle concentrazioni del potere con le sue derive e svolte autoritarie.

Eventi previsti (al 28 nov. in aggiornamento) 


  • Giovedì 5 dicembre, ore 20, al Circolo La Loggetta in via Aretina 301, a cura del Coordinamento, Cena di autofinanziamento (12); segue ore 21:30 dibattito “A 50 anni da Piazza Fontana” 
  • Venerdì 6 dicembre, ore 17, Facoltà di Lettere, piazza Brunelleschi (aula ..............................) Dibattito “Storia e Interpretazione di Piazza Fontana: 50 anni dopo”
  • Sabato 7 dicembre, ore 15-19, nel complesso delle Murate (sala Ketty La Rocca) Inaugurazione della Mostra Fotografica curata dall’Archivio Storico “il sessantotto” e proiezione della Mostra di manifesti curata dalla Federazione Anarchica e dal Collettivo Anarchico Libertario di Livorno. Convegno di Studi con gli interventi di Paolo Morando Autore del libro “Prima di Piazza Fontana. La prova generale”; Gabriele Fuga Autore del libro “Pinelli. Una finestra aperta sulla strage; Tiziano Antonelli della Federazione Anarchica Livornese; Vincenzo Miliucci attivista del Movimento romano
  • Domenica 8 dicembre, ore 15-19, al “Giardino dei Ciliegi” in via dell’Agnolo 5, Incontro con Giorgio Sacchetti storico; Claudia Pinelli figlia di Giuseppe Pinelli. Segue intervento musicale e canzoni di David Sarnelli e Margherita Valtorta
  • Martedì 10 dicembre, ore 21, al Circolo “Il Progresso” in via Vittorio Emanuele II 135, proiezione del film “12/12. Piazza Fontana” di Matteo Bennati e Maurizio Scarcella
  • Venerdì 13 dicembre, dalle ore 18:30, in piazza Dalmazia, manifestazione/corteo antifascista-antirazzista nel cinquantesimo di Piazza Fontana a Milano e nell’anniversario di Piazza Dalmazia a Firenze
  • Domenica 15 dicembre, dalle ore 15 in Piazza dei Ciompi, presidio in ricordo di Giuseppe Pinelli 
  • Giovedì 19 dicembre, alle ore 21:30 al Cantiere Sociale Camilo Cienfuegos in via Chiella 4 Campi
  • Bisenzio, Dibattito “Lo Stato della Strage”


COORDINAMENTO FIORENTINO PER IL 50° DI PIAZZA FONTANA

informazioni, comunicazioni, contributi, adesioni:
archivio68.firenze@gmail.com pagina fb: Archivio Storico Il Sessantotto

sabato 23 novembre 2019



7 Dicembre 2019 Convegno su Piazza Fontana
presso la Sala “Ketty La Rocca” alle Murate 

La strage di piazza Fontana è stato, forse, l’evento più drammatico della prima repubblica.                                                                È stata uno snodo fondamentale nella storia dell’Italia repubblicana, un evento che ha dato il via a un cambiamento del clima politico e aperto la strada alla “notte della repubblica”. 
Le bombe di piazza Fontana, a Milano, il 12 dicembre 1969 segnarono il debutto, l’avvio della “strategia della tensione” e la stagione delle stragi fasciste che provocarono 50 morti e 346 feriti.
Le stragi determinarono un clima di paura, alimentato da voci di possibili colpi di stato.


La bomba alla Banca dell’Agricoltura del 12 Dicembre 1969
La bomba di Piazza Fontana  causa uno shock nella società italiana.
Alle ore 16,37 del 12 Dicembre esplode una bomba al tritolo nelle sede della Banca Nazionale dell’Agricoltura. Si conteranno 17 morti e 105 feriti.
Un’altra bomba inesplosa è ritrovata alla Banca Commerciale. Sempre a Milano vengono ritrovate altre due bombe. Nella stessa giornata ci sono delle deflagrazioni anche a Roma.
ª     Alle ore 16,55 un'altra bomba esplode nella Banca Nazionale del Lavoro con 14 feriti
ª     Alle ore 17,30 Scoppiano due ordigni all’Altare della Patria (4 feriti)
Gli attentati milanesi sono stati commessi da Ordine Nuovo, quelli romani da Avanguardia Nazionale.
In queste azioni sono coinvolte una trentina di persone.
La ricerca storica ha appurato alcune verità incontrovertibili:
a)    La strage è stata compiuta dalla cellula veneta di Ordine Nuovo di Ventura e Freda;
b)   L’esecuzione è stata favorita da una serie di collegamenti internazionali (vedi scheda); 
c)    Gli apparati di sicurezza italiani SID (Servizio Informazioni Difesa) e UARR (Ufficio affari riservati) erano al corrente di ciò che si stava preparando;
d)   Gli apparati di sicurezza hanno ostacolato le indagini;
e)    La strage serve a modificare gli equilibri politici del paese;
f)     E’ ipotizzabile che i Presidenti del Consiglio e i Presidenti della Repubblica dell’epoca fossero a conoscenza dei preparativi  terroristici.
L’attentato provoca una scia di sangue molto lunga :
Il primo morto precede la strage, il portiere Alberto Muraro il 13 Settembre 1969
La morte del ferroviere anarchico Giuseppe Pinelli, il 16 Dicembre 1969.
La morte dello studente Saverio Saltarelli per il primo anniversario della strage.
Le misteriose morti nel corso del tempo di otto testimoni
L’uccisione del commissario Luigi Calabresi il 17 Maggio 1972
La strage alla Questura di Milano (Quattro morti e numerosi feriti) compiuta il 17 Marzo 1973 da Gianfranco Bertoli.

(Fonte : Mirco Dondi :12 Dicembre 1969. 2018 Bari Laterza)

sabato 19 ottobre 2019



Giovedì 24 ottobre 2019, dalle ore 9 alle ore 17,30, a Firenze, presso l’Istituto di istruzione superiore “Salvemini-Duca d’Aosta”, in via Giusti, n.27, si terrà un corso nazionale di aggiornamento e formazione rivolto a tutto il personale della scuola dal titolo “ Verità storica e manipolazione politica nel decennio 1968-78”, organizzato dal CESP e dall’Archivio68.

8.30-8.45 – REGISTRAZIONE PRESENZE E DISTRIBUZIONE MATERIALI
8.45-9.00 – INTRODUZIONE 
L’Archivio storico Il Sessantotto e l’importanza del decennio in esame 9.00-12.20 – RELAZIONI

  •   Maurizio Lampronti (presidente Archivio storico Il Sessantotto)Cause, sviluppo ed effetti della “strategia della tensione”: conflittualità interna e “sovranità limitata” dell’Italia nel secondo dopoguerra.
  •   Giuseppe Gambino (Archivio storico Il Sessantotto e CESP Firenze)La situazione internazionale con particolare riferimento alla guerra del Vietnam, alla figura di Che Guevara e alla Rivoluzione culturale cinese.
  •   Maria Grazia Campari (giurista del diritto del lavoro)Spunti di riflessione da una pratica politica del diritto del lavoro nella Milano degli anni Settanta. Conflitto operaio e forme della rappresentanza.
  •   Stefano Fusi (presidente CESP di Firenze)La contestazione studentesca, le lotte degli insegnanti e la risposta riformista del sistema statale d’istruzione per governare la scolarizzazione di massa: introduzione del tempo pieno, integrazione dei disabili, liberalizzazione degli accessi universitari, stato giuridico del personale scolastico e costituzione di organi collegiali per la gestione ”partecipata” della scuola.
  •   Alidina Marchettini (CESP Firenze) Originalità e sviluppo dei movimenti femministi.
    12.30-13.30 – DIBATTITO
    13.30-14.30 – PAUSA
    14.30-17.30 – APPROFONDIMENTI TEMATICI, PROPOSTE DI PERCORSI DIDATTICI E CONCLUSIONI OPERATIVE

mercoledì 25 settembre 2019



Fernanda Pivano è stata una donna speciale che merita di essere ricordata per le sue traduzioni e molto oltre. Semplice, intuitiva e aperta, aveva un grande spessore culturale. Ha creato un ponte, come un arcobaleno, fra l’altra America e l’Italia. 
Negli anni 60/70 ha contribuito alla formazione di quei movimenti nascenti in cerca di un nuovo modo di essere, di esistere e di esprimersi. Sinceramente anarchica e anticonformista, ha lavorato quarant’anni per l’utopia della pace. Lei stessa disse nelle ultime interviste, di non aver visto il suo sogno realizzato.
C’è comunque “ un Dio ribelle”, come recita un testo dedicato a lei, pronto a risvegliarsi per farci ripartire nel viaggio verso l’utopia. 
La narrazione libera in versi, in musica e video vuole raccontare questo suo viaggio. 
Grazie Fernanda.

                                       Gabriella Becherelli

6 ottobre 2019 - ore 19:00
Sala "Ketty La Rocca" 
p.zza Delle Murate - Firenze

giovedì 15 agosto 2019



Da Corriere della Sera - 15 agosto 2019

Nanda è sempre stata accostata a Ernest Hemingway e William Faulkner, in seguito ai ragazzi della Beat Generation e del Brat Pack. Troppo spesso viene dimenticato che è stata anche tra i primi in Italia a parlare di Ralph Ellison e James Baldwin, che da un paio d’anni vive una rinascita grazie al documentario I Am Not Your Negro di Raoul Peck e che credeva nell’amore civico per prevenire il bisogno di violenza, filosofia di base del movimento Black Lives Matter. Nanda non ha tradotto solo le opere di Sherwood Anderson e Francis Scott Fitzgerald, ha tradotto anche quelle di Richard Wright.
I suoi lavori, ai quali molti si sentono in diritto di fare le pulci, sono ricchi di salti immaginativi entusiasmanti e lei sarebbe di sicuro felice di sapere quanto oggi molte associazioni e riviste americane si diano da fare per spingere le case editrici nazionali a pubblicare molta più lette- , ratura straniera.
Sono passati dieci anni da quando Fernanda Pivano se n’è andata, il 18 agosto 2009. Era in una casa di cura con tre amici che le tenevano la mano, al riparo dalla canicola di Milano. Accanto c’erano alcuni dei suoi libri, una copia dell’Antologia di Spoon Rivere una spilla con il volto di Barack Obama e la scritta «Hope — Speranza».
Ponte verso gli Stati Uniti dai tempi in cui l’Italia era fuori dal circuito culturale intemazionale, sognatrice e pacifista convinta, Nanda all’inizio del XXI secolo si era dichiarata sconfitta perché il pianeta era cosparso di sangue. Tuttavia, ancora si aggrappava al sogno libertario portato dall’America dopo la caduta del fascismo.
Dieci anni fa gli autori americani parlavano poco di politica e i maschi bianchi erano ancora i dominatori degli scaffali delle librerie. Oggi gli stessi sentono l’urgenza di confrontarsi su questo argomento come nel Dopoguerra e la diversificazione è diventata uno dei punti principali della letteratura d’Oltreoceano.
Nanda è sempre stata accostata a Ernest Hemingway e William Faulkner, in seguito ai ragazzi della Beat Generation e del Brat Pack. Troppo spesso viene dimenticato che è stata anche tra i primi in Italia a parlare di Ralph Ellison e James Baldwin, che da un paio d’anni vive una rinascita grazie al documentario I Am Not Your Negro di Raoul Peck e che credeva nell’amore civico per prevenire il bisogno di violenza, filosofia di base del movimento Black Lives Matter. Nanda non ha tradotto solo le opere di Sherwood Anderson e Francis Scott Fitzgerald, ha tradotto anche quelle di Richard Wright.
I suoi lavori, ai quali molti si sentono in diritto di fare le pulci, sono ricchi di salti immaginativi entusiasmanti e lei sarebbe di sicuro felice di sapere quanto oggi molte associazioni e riviste americane si diano da fare per spingere le case editrici nazionali a pubblicare molta più lette- , ratura straniera.
I suoi lavori, ai quali molti si sentono in diritto di fare le pulci, sono ricchi di salti immaginativi entusiasmanti e lei sarebbe di sicuro felice di sapere quanto oggi molte associazioni e riviste americane si diano da fare per spingere le case editrici nazionali a pubblicare molta più lette- , ratura straniera.
E cosa direbbe del movimento #MeToo? Se le chiedevi di Charles Bukowski, Nanda rispondeva: «Era cosi carino». Molti hanno visto l’indimenticabile intervista Rai in cui è stata capace di uscire indenne dalle provocazioni di un alterato Jack Kerouac, che flirtando le disse che la sua bellezza le avrebbe attirato l’odio di molti. Per una donna del secolo scorso essere attraente e allo stesso tempo intelligente non era per niente facile e, ammettiamolo, la strada per la parità è ancora lunga. Lei ne conosceva la fatica.
Tranne poche eccezioni, è inutile negare che Nanda preferiva circondarsi della compagnia di uomini, ma la sua amicizia per autrici come Alice B. Toklas, Erica Jong e Patti Smith — Natalia Ginzburg tra le italiane — rivelano la sua lealtà e la sua capacità di godere del successo delle colleghe. Nanda si prendeva cura di loro e le difendeva dagli attacchi della critica.
È stata prima allieva e poi mentore di tantissime donne. Il benevolo e reciproco aiuto fra le generazioni è forse uno degli aspetti a cui il femminismo contemporaneo più ambisce.
Nanda Pivano amava l’irresistibilità di Toni Morrison, la singolarità di Gertrude Stein e l’umorismo di Dorothy Parker. La sua passione per la vita contagiava tutti. Non c’è da stupirsi se gli artisti americani più giovani di lei hanno fatto a gara per entrare sotto la sua ala protettrice. Non c’è stata volta che Lou Reed e Laurie Anderson non si liberassero dagli impegni per cenare con lei quando si trovavano nella stessa città. Sarebbe stato bello sentirla commentare il Premio Nobel a Bob Dylan. Nanda spingeva per la sua candidatura già nel 1996.
Diplomata al decimo anno di Conservatorio,
la sua passione per la musica è stata una delle forze degli ultimi anni. Riconosceva l’importanza del rock nell’evoluzione della sensibilità americana e considerava i cantautori i nuovi poeti. Da sempre ha urlato a tutti che i poeti hanno la forza di cambiare il mondo.
Un giorno in cui la senescenza aveva preso il sopravvento, era scoppiata in lacrime perché aveva scoperto che Fabrizio De André era morto. «Non quella volta. È morto di nuovo», ha risposto quando nel tentativo di consolarla le è stato detto che da quel giorno erano passati dieci anni. «Ma possiamo morire anche undici volte», ha continuato appena accortasi dell’abbaglio, con un sorriso d’intesa e le ciglia umide.
A novant’anni Nanda continuava a leggere, recensire e sostenere i libri di scrittori giovani e nuovi. Li voleva incontrare e conservava la speranza che Fumorismo fosse la cura per tutto, forse anche per la sua età. La sua capacità di narratrice lasciava senza fiato, ma l’aspetto che chi la conosceva a fondo amava di più era la sua fragilità, che arrivava nei momenti più impensati. Era allora che veniva voglia di prendersi cura di lei.
Nanda è stata una donna dal rigore vittoriano che ha lottato più per i diritti e la libertà degli altri che per sé stessa, un simbolo di chi non giudica e lotta per trovare una strada propria, contro ogni censura.
Eternamente ragazza, ha fatto della fiducia nei giovani e negli incontri un’arte senza pari. Ha trovato il coraggio di cambiare la dolorosa crudezza della vita quotidiana. Cos’è questa se non speranza?
di Enrico Roteili