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L'Appello di Erri de Luca per il referendum del 17 Aprile

Facciamo nostro e pubblichiamo l'appello di Erri de Luca per il Referendum del 17 Aprile prossimo :ci pare importante contribuire fattiv...

sabato 19 ottobre 2019



Giovedì 24 ottobre 2019, dalle ore 9 alle ore 17,30, a Firenze, presso l’Istituto di istruzione superiore “Salvemini-Duca d’Aosta”, in via Giusti, n.27, si terrà un corso nazionale di aggiornamento e formazione rivolto a tutto il personale della scuola dal titolo “ Verità storica e manipolazione politica nel decennio 1968-78”, organizzato dal CESP e dall’Archivio68.

8.30-8.45 – REGISTRAZIONE PRESENZE E DISTRIBUZIONE MATERIALI
8.45-9.00 – INTRODUZIONE 
L’Archivio storico Il Sessantotto e l’importanza del decennio in esame 9.00-12.20 – RELAZIONI

  •   Maurizio Lampronti (presidente Archivio storico Il Sessantotto)Cause, sviluppo ed effetti della “strategia della tensione”: conflittualità interna e “sovranità limitata” dell’Italia nel secondo dopoguerra.
  •   Giuseppe Gambino (Archivio storico Il Sessantotto e CESP Firenze)La situazione internazionale con particolare riferimento alla guerra del Vietnam, alla figura di Che Guevara e alla Rivoluzione culturale cinese.
  •   Maria Grazia Campari (giurista del diritto del lavoro)Spunti di riflessione da una pratica politica del diritto del lavoro nella Milano degli anni Settanta. Conflitto operaio e forme della rappresentanza.
  •   Stefano Fusi (presidente CESP di Firenze)La contestazione studentesca, le lotte degli insegnanti e la risposta riformista del sistema statale d’istruzione per governare la scolarizzazione di massa: introduzione del tempo pieno, integrazione dei disabili, liberalizzazione degli accessi universitari, stato giuridico del personale scolastico e costituzione di organi collegiali per la gestione ”partecipata” della scuola.
  •   Alidina Marchettini (CESP Firenze) Originalità e sviluppo dei movimenti femministi.
    12.30-13.30 – DIBATTITO
    13.30-14.30 – PAUSA
    14.30-17.30 – APPROFONDIMENTI TEMATICI, PROPOSTE DI PERCORSI DIDATTICI E CONCLUSIONI OPERATIVE

mercoledì 25 settembre 2019



Fernanda Pivano è stata una donna speciale che merita di essere ricordata per le sue traduzioni e molto oltre. Semplice, intuitiva e aperta, aveva un grande spessore culturale. Ha creato un ponte, come un arcobaleno, fra l’altra America e l’Italia. 
Negli anni 60/70 ha contribuito alla formazione di quei movimenti nascenti in cerca di un nuovo modo di essere, di esistere e di esprimersi. Sinceramente anarchica e anticonformista, ha lavorato quarant’anni per l’utopia della pace. Lei stessa disse nelle ultime interviste, di non aver visto il suo sogno realizzato.
C’è comunque “ un Dio ribelle”, come recita un testo dedicato a lei, pronto a risvegliarsi per farci ripartire nel viaggio verso l’utopia. 
La narrazione libera in versi, in musica e video vuole raccontare questo suo viaggio. 
Grazie Fernanda.

                                       Gabriella Becherelli

6 ottobre 2019 - ore 19:00
Sala "Ketty La Rocca" 
p.zza Delle Murate - Firenze

giovedì 15 agosto 2019



Da Corriere della Sera - 15 agosto 2019

Nanda è sempre stata accostata a Ernest Hemingway e William Faulkner, in seguito ai ragazzi della Beat Generation e del Brat Pack. Troppo spesso viene dimenticato che è stata anche tra i primi in Italia a parlare di Ralph Ellison e James Baldwin, che da un paio d’anni vive una rinascita grazie al documentario I Am Not Your Negro di Raoul Peck e che credeva nell’amore civico per prevenire il bisogno di violenza, filosofia di base del movimento Black Lives Matter. Nanda non ha tradotto solo le opere di Sherwood Anderson e Francis Scott Fitzgerald, ha tradotto anche quelle di Richard Wright.
I suoi lavori, ai quali molti si sentono in diritto di fare le pulci, sono ricchi di salti immaginativi entusiasmanti e lei sarebbe di sicuro felice di sapere quanto oggi molte associazioni e riviste americane si diano da fare per spingere le case editrici nazionali a pubblicare molta più lette- , ratura straniera.
Sono passati dieci anni da quando Fernanda Pivano se n’è andata, il 18 agosto 2009. Era in una casa di cura con tre amici che le tenevano la mano, al riparo dalla canicola di Milano. Accanto c’erano alcuni dei suoi libri, una copia dell’Antologia di Spoon Rivere una spilla con il volto di Barack Obama e la scritta «Hope — Speranza».
Ponte verso gli Stati Uniti dai tempi in cui l’Italia era fuori dal circuito culturale intemazionale, sognatrice e pacifista convinta, Nanda all’inizio del XXI secolo si era dichiarata sconfitta perché il pianeta era cosparso di sangue. Tuttavia, ancora si aggrappava al sogno libertario portato dall’America dopo la caduta del fascismo.
Dieci anni fa gli autori americani parlavano poco di politica e i maschi bianchi erano ancora i dominatori degli scaffali delle librerie. Oggi gli stessi sentono l’urgenza di confrontarsi su questo argomento come nel Dopoguerra e la diversificazione è diventata uno dei punti principali della letteratura d’Oltreoceano.
Nanda è sempre stata accostata a Ernest Hemingway e William Faulkner, in seguito ai ragazzi della Beat Generation e del Brat Pack. Troppo spesso viene dimenticato che è stata anche tra i primi in Italia a parlare di Ralph Ellison e James Baldwin, che da un paio d’anni vive una rinascita grazie al documentario I Am Not Your Negro di Raoul Peck e che credeva nell’amore civico per prevenire il bisogno di violenza, filosofia di base del movimento Black Lives Matter. Nanda non ha tradotto solo le opere di Sherwood Anderson e Francis Scott Fitzgerald, ha tradotto anche quelle di Richard Wright.
I suoi lavori, ai quali molti si sentono in diritto di fare le pulci, sono ricchi di salti immaginativi entusiasmanti e lei sarebbe di sicuro felice di sapere quanto oggi molte associazioni e riviste americane si diano da fare per spingere le case editrici nazionali a pubblicare molta più lette- , ratura straniera.
I suoi lavori, ai quali molti si sentono in diritto di fare le pulci, sono ricchi di salti immaginativi entusiasmanti e lei sarebbe di sicuro felice di sapere quanto oggi molte associazioni e riviste americane si diano da fare per spingere le case editrici nazionali a pubblicare molta più lette- , ratura straniera.
E cosa direbbe del movimento #MeToo? Se le chiedevi di Charles Bukowski, Nanda rispondeva: «Era cosi carino». Molti hanno visto l’indimenticabile intervista Rai in cui è stata capace di uscire indenne dalle provocazioni di un alterato Jack Kerouac, che flirtando le disse che la sua bellezza le avrebbe attirato l’odio di molti. Per una donna del secolo scorso essere attraente e allo stesso tempo intelligente non era per niente facile e, ammettiamolo, la strada per la parità è ancora lunga. Lei ne conosceva la fatica.
Tranne poche eccezioni, è inutile negare che Nanda preferiva circondarsi della compagnia di uomini, ma la sua amicizia per autrici come Alice B. Toklas, Erica Jong e Patti Smith — Natalia Ginzburg tra le italiane — rivelano la sua lealtà e la sua capacità di godere del successo delle colleghe. Nanda si prendeva cura di loro e le difendeva dagli attacchi della critica.
È stata prima allieva e poi mentore di tantissime donne. Il benevolo e reciproco aiuto fra le generazioni è forse uno degli aspetti a cui il femminismo contemporaneo più ambisce.
Nanda Pivano amava l’irresistibilità di Toni Morrison, la singolarità di Gertrude Stein e l’umorismo di Dorothy Parker. La sua passione per la vita contagiava tutti. Non c’è da stupirsi se gli artisti americani più giovani di lei hanno fatto a gara per entrare sotto la sua ala protettrice. Non c’è stata volta che Lou Reed e Laurie Anderson non si liberassero dagli impegni per cenare con lei quando si trovavano nella stessa città. Sarebbe stato bello sentirla commentare il Premio Nobel a Bob Dylan. Nanda spingeva per la sua candidatura già nel 1996.
Diplomata al decimo anno di Conservatorio,
la sua passione per la musica è stata una delle forze degli ultimi anni. Riconosceva l’importanza del rock nell’evoluzione della sensibilità americana e considerava i cantautori i nuovi poeti. Da sempre ha urlato a tutti che i poeti hanno la forza di cambiare il mondo.
Un giorno in cui la senescenza aveva preso il sopravvento, era scoppiata in lacrime perché aveva scoperto che Fabrizio De André era morto. «Non quella volta. È morto di nuovo», ha risposto quando nel tentativo di consolarla le è stato detto che da quel giorno erano passati dieci anni. «Ma possiamo morire anche undici volte», ha continuato appena accortasi dell’abbaglio, con un sorriso d’intesa e le ciglia umide.
A novant’anni Nanda continuava a leggere, recensire e sostenere i libri di scrittori giovani e nuovi. Li voleva incontrare e conservava la speranza che Fumorismo fosse la cura per tutto, forse anche per la sua età. La sua capacità di narratrice lasciava senza fiato, ma l’aspetto che chi la conosceva a fondo amava di più era la sua fragilità, che arrivava nei momenti più impensati. Era allora che veniva voglia di prendersi cura di lei.
Nanda è stata una donna dal rigore vittoriano che ha lottato più per i diritti e la libertà degli altri che per sé stessa, un simbolo di chi non giudica e lotta per trovare una strada propria, contro ogni censura.
Eternamente ragazza, ha fatto della fiducia nei giovani e negli incontri un’arte senza pari. Ha trovato il coraggio di cambiare la dolorosa crudezza della vita quotidiana. Cos’è questa se non speranza?
di Enrico Roteili




giovedì 8 agosto 2019


Dall'Emeroteca dell'Archivio 68

Quindicinale Anarchico pubblicato a New York dal 15 aprile 1922 al 24 aprile 1971 per i migranti in arrivo dall'Italia
n. 3, 5 marzo 1966



La Tragedia del Vietnam

Dalla Casa Bianca e dai mezzi di comunicazione di massa traspare ognora di più che gli Stati Uniti finiranno per bombardare Hanoi, Haiphong e le campagne circostanti che sono il centro agricolo del Nord.
Vietnam. Sarebbe bene che gli americani sapessero il vero significato di quest’ordine, prima che venga impartito e prima che il Presidente Johnson sia indotto a seguire questa politica dai capi di stato maggiore. Appena un ventennio è passato da quando i grandi ed i potenti del mondo Alleato puntavano indignatamente il dito sul popolo della Germania  un popolo soffocato da una feroce dittatura totalitaria  rimproverandogli di avere assistito in “silenzio” mentre Hitler perpetrava il genocidio virtualmente in tutti gli angoli di Europa. Ora è arrivato il momento in cui gli americani, presumibilmente viventi in un paese “democratico”, si trovano di fronte ad una crisi morale anche più grande: protestare o tacere di fronte ad atti di genocidio di proporzioni analoghe.
Hanoi è situata alla base di una pianura che porta il nome di Delta del Fiume Rosso. Tre milioni di abitanti vivono e lavorano nella città e nella pianura agricola circostante. Al nord di Hanoi è tutta una rete di argini e di sbarramenti che forniscono acqua all’irrigazione della pianura e energia elettrica alla regione. Se l’aviazione americana distrugge con le sue bombe quelle dighe, una quantità incalcolabile di gente sarà annegata. La fame e le epidemie che ne seguiranno causeranno la morte di altri milioni di persone la cui esistenza dipende dalla produzione del riso e degli altri raccolti del Delta: moriranno in conseguenza delle epidemie provocate dai corpi in putrefazione e dalla carestia determinata dalla distruzione delle dighe.
Non solo costituirebbero i bombardamenti di Hanoi e delle dighe un atto di genocidio freddamente perpetrato con la distruzione di milioni di vite umane; non solo potrebbe segnare il principio di una grande guerra nel continente asiatico provocando l’intervento della Cina ed il bombardamento nucleare delle città cinesi, seguito da una più vasta mobilitazione... militare e da una maggiore repressione politica all’interno degli Stati Uniti: ma quei bombardamenti rifletterebbero uno stadio qualitativamente nuovo di decadenza morale, che, incominciato con le stragi di Hanoi, sboccherebbe eventualmente negli eccidi in massa per tutto il mondo Occidentale e negli Stati Uniti stessi.
Noi dobbiamo guardare in faccia un fatto fondamentale del nostro tempo: La tecnologia moderna non ha solo reso possibile uccidere milioni di persone d’un sol colpo, mediante l’impiego di armi nucleari; bensì ha anche reso la gente “superflua” in conseguenza dello sviluppo dell’automazione.
In una società umanistica, dove la produzione sia orientata verso la libertà dell’uomo, questa tecnologia potrebbe voler dire liberazione dalla privazione materiale e dalla fatica. Potrebbe voler dire soddisfazione di tutti i bisogni intellettuali, fisici, psicologici e spirituali dell’essere umano.
Se non che, nell’ordine sociale ingiusto e coercitivo oggi prevalente, l’automazione elimina il bisogno di lavoratori e gli uomini vengono considerati semplicemente come unità di lavoro di cui si può disporre. Nell’ordine sociale esistente, automazione vuol dire che la vita umana può essere sprecata più che mai in precedenza. Infatti, la distruzione scientifica che caratterizza la nostra era e  i sistemi elettronici, chimici e nucleari, che esistono oggi per distruggere impersonalmente la vita stanno corrodendo gli ultimi vestigi di umanità negli stessi uccisori di masse moderni.
Guardate come il bilancio della Grande Società diminuisce a mano a mano che il tosto della distruzione aumenta. E ciò in un anno in cui le corporazioni capitaliste mietono i più alti profitti della loro storia.
Volando a diecimila piedi al di sopra del loro bersaglio, un pugno di individui elegantemente vestiti non hanno che da premere un bottone per uccidere milioni di altri esseri umani con freddezza del tutto impersonale. . . . Quegli uomini sono ridotti dal punto di vista spirituale e psicologico allo stato di strumenti freddi di un ordine sociale distruttore. Sono quelli che scelgono di distruggere mediante una tecnologia che potrebbe essere usata per liberare tutto il genere umano. Solo quando gli uomini si assegneranno il compito di impiegare la Tecnologia in modo umano, di accettare la loro responsabilità verso i loro uguali, solo allora sarà possibile evitare tale distruzione.
Una volta incominciato nel Vietnam Meridionale dove finirà la strage? Dopo avere ingrandito la guerra nel Vietnam da scontri di tipo guerrigliero ad un vero e proprio genocidio, non è da prevedersi che vedremo un ingrandimento dell’ingiustizia dello stesso ordine sociale? E negli Stati Uniti, dove gli esseri umani stanno diventando “superflui” alla produzione, potremo noi vivere nell’illusione che il genocidio si fermerà ai popoli dell’Asia, dell’Africa, dell’America Latina e dell’Europa? Ed una volta avuto mano libera di distruggere la vita con i loro gingilli, si fermeranno gli assassini in massa,, prima d’aver travolto le minoranze etniche, i vecchi e gli infermi, ed infine i disoccupati e i non impiegabili negli Stati Uniti medesimi? Se Hanoi, Haiphong e le dighe saranno bombardate, il Nord Vietnam diventerà la Auschwitz dell’America, il macello angoscioso di tre milioni di esseri umani. Se non ci leviamo a parlare oggi onde prevenire cotesto bombardamento, noi saremo testimoni del trionfo assoluto del profitto sull’umanità, del genocidio sulla vita, della coercizione sulla liberazione. Ed in ultima analisi saremo noi stessi vittime dello stesso orrore che Johnson minaccia di scatenare sull’Asia del Sud’Est. La nuova tecnologia che sarebbe in grado di liberare l’umanità dai bisogni materiali e dalla fatica, sarà trasformata in diabolici strumenti di distruzione in massa della vita e della sottomissione totale dell’uomo.
Noi ci troviamo ora non solo sulla pianura del Delta del Fiume Rosso, bensì anche ad un bivio della storia umana. Il nostro nemico non è il popolo del Vietnam. I nostri nemici sono i poteri costituiti da una parte e dall’altra del nostro mondo diviso, le minoranze dominanti che fanno ostacolo alla liberazione completa dell’umanità dalle sofferenze. dall’incertezza, dal bisogno

Nota: Quanto precede è la nostra traduzione del testo di un manifestino in ling'ua inglese diffuso negli Stati Uniti da un gfuppo di anarchici (New York Federation of Anarchists — 641 East Ninth St., N.Y.C.) — e pubbli¬cato da “Freedom’ di Londra nel suo numero del 15-1-1966. — N.d.R.












giovedì 1 agosto 2019



Da ARCHIVIO 68 - "Un Ambigua Utopia" 

n° 1 Dicembre 1977


EDITORIALE

Apriamo questo editoriale del primo numero di "UN'AMBIGUA UTOPIA", ponendoci una domanda d'ob­bligo. Definire cos’è la fantascienza. Una doman da che tanti prima di noi hanno già posto, riso.1 vendola con mille soluzioni diverse e con la pre. tesa, ciascuno, di aver dato la definizione giu­sta, vera e pertanto unica.
Noi non abbiamo simili pretese, anzi, lo diciamo già da subito,le nostre risposte a questa e ad altre domande, le nostre critiche, analisi, sono di parte. Non cerchiamo la verità assoluta, il Santo Graal. Cerchiamo di fornire una risposta di classe. Una risposta che parte dalle nostre sigenze, dalla nostra scelta di lavorare per l'u na o per l'altra classe.
A seconda del proprio pensiero politico allora? Ma cosa c'entra la fantascienza con la politica? Un attimo di pazienza, vediamo di affrontare in­tanto la domanda che avevamo posto all'inizio. COS'E' LA FANTASCIENZA!
Fantasia della scienza o scienza della fantasia? Non è un inutile giochetto linguistico.
La prima "definizione" dice che la fantascienza è uno sguardo sulle illimitate possibilità della scienza, la profetizzazione delle nuove scoperte scientifiche; novella "Centurie di Nostradamus" del XX secolo, ipoteca la vita del futuro, imba­stendo una lotteria cosmica sulle infinite possi, bilità del domani.
Ma non sono le scommesse sul futuro quelle che ci interessano.
La seconda indicazione è una scommessa sull'oggi. Scienza, strumento, indagine per riappropriarci della fantasia, della creatività, del godimento. Ecco, ci siamo. Questa è la nostra verità, la ve rità che ci interessa. La nostra fantasia, la creatività, la spontaneità, il gioco, il piacere il godimento. Tutto questo è stato occultato,se£ pellito, represso dalla scienza ufficiale, che ha assunto il proprio idolo nel cosiddetto "prin cipio di realta".
La fantascienza è invece portavoce del "princi­pio del piacere".
In pratica i bisogni del capitale, contro i bis£ gr.i dell'uomo.
Il capitale deve, per sopravvivere e svilupparsi reprimere i veri bisogni dell'uomo, per sostitu­irli con i suoi bisogni(creare nuovi prodotti e creare l'esigenza di consumarli), con un modello di vita e di società a lui congeniale (la fami­glia, la scuola, la caserma, il lavoro salariato ecc. ecc.).
La fantascienza è un segno di rivolta a tutto questo, è la riscossa del principio del "piace­re" sul principio di "realtà".
Avremo tempo di entrare nello specifico di que- sti concetti in articoli successivi; cerchiamo di porci ora il perchè di questa rivista e so­prattutto, chiarito che la matrice della SF è u- na rivolta alla civiltà occidentale, distinguere la parte progressista (proiettata in avanti) da quella reazionaria (volta all’indietro, fuga, e- vasione, recupero di valori precapitalistici).
Chiariamo innanzitutto che la nostra iniziativa non si diversifica dalle altre, nel fatto che noi siamo dei "fans" compagni e per cui soste­niamo la SF di sinistra o progressista contro quella reazionaria.
Noi non siamo dei sostenitori della SF, non sia mo dei fans.
Non vogliamo allargare, far crescere, propagan­dare la fantascienza.
VOGLIAMO DISTRUGGERLA.
Nel senso che vogliamo rompere questo involucro questo contenitore che si chiama fantascienza, e dimostrare che ciò che contiene, ciò che c'è dentro, non è altro che quello che si trova fuo ri.
Andiamo a vedere infatti perchè, a quale scopo, questo genere di letteratura è stato denominato fantascienza.
La parola fantascienza sancisce la non veridici, tà di quello che essa ingloba. La non realtà.
La presenza della parola fantasia, annulla l’uf ficialità e pertanto la realtà della scienza.
La politica è la vita e perciò la realtà. La fantascienza, essendo la non-realtà, non può quindi essere politica.
Quale miglior travestimento per una politica reazionaria.
Se, ad esempio, Heinlein, Anderson,Vancee al­tri facessero letteratura "normale" o filosofia invece di SF o fantasy,la loro linea politica sarebbe scoperta, palese ed il loro pubblico sa rebbe solamente quello che già in partenza è d'accordo con loro.
Con la copertura della fantascienza, e perciò della neutralità dal politico, essi possono ar­rivare ad un pubblico ben più vasto (anche di sinistra) e propagandare la loro bieca filoso­fia reazionaria.
Se naturale è per la destra cammuffare i suoi contenuti, (cammuffare, poi, fino ad un certo punto, perchè basta trasportare tutto il loro becero militarismo di oggi nella legione dello spazio del futuro, o la volontà di potenza, ov­viamente non quella niciana ma quella nazista, nel mutante dotato di poteri psi, ed il gioco è fatto) per la sinistra invece, è facile cadere nella scomunica per "non fantascientificità" , (vedi le lettere su ROBOT per i racconti di Al- dani, Miglieruolo ecc.).
C'è chi, come le scrittrici americane, (Ursula Le Guin, M.A. Foster) hanno superato lo scoglio trasferendo su altri pianeti l'URSS, gli USA o il Vietnam.
L'oasi del non reale fantascientifico non infi­cia i contenuti reazionari che, anzi, hanno co­sì il potere di occultarsi e pertanto di non trovare barriere protettive (capacità critiche) nei suoi fruitori. E, pertanto, modelli, pararne tri di interpretazione della realtà, falsi biso. gni, vengono introiettati e messi in grado di perare a livello inconscio.Per i contenuti rivoluzionari o solo progressi­sti, invece, il discorso è l'opposto.
Qualunque proposta di un mondo, di una vita al^ temativa, è fantascientifica.
Se l'alternativa rivoluzionaria è ghettizzata nella fantascienza, è perchè si può soltanto sognare e non praticare.
Da questo la tendenza, specialmente di scritta ri italiani, ad una visione nichilista, autodi struttrice.
Una critica spietata al sistema, analizzato in tutte le sue aberrazioni ed in tutta la sua violenza, ma sostanzialmente una rivolta senza sbocchi se non la fuga (QUANDO LE RADICI di Li no Aldani) o il suicidio (DOVE STIAMO VOLANDO di Vittorio Curtoni).
Quale in concreto allora il nostro compito? Noi crediamo che sia il ripercorrere a marcia indietro la strada che intercorre tra una ben precisa ideologia, il pensiero e l’opera di fantascienza, svelando così, da una parte, i contenuti reazionari, e dall’altra contribuen­do a realizzare un'analisi scientifica sui prò. blemi di un modo di vita alternativo, per impa rare a praticare l'utopia, anziché sognarla.














venerdì 28 giugno 2019



Dalla bacheca di Fabrizio Delprete
Carola Rackete, Capitana della Seawatch.
Laureata in conservazione ambientale alla Edge Hill University nel Lancashire, con una tesi sugli albatros, è stata al timone di una nave rompighiaccio nel Polo Nord per uno dei maggiori istituti oceanografici tedeschi, ufficiale di navigazione per l'Alfred Wegener Institute, presso il quale ha lavorato dal 2011 al 2013.

A 25 anni era secondo ufficiale a bordo della Ocean Diamond, a 27 anni stesso ruolo nella Arctic Sunrise di Greenpeace. 

Appena trentenne pilotava piccole barche per escursioni nelle terre più a nord del pianeta, le isole Svalbard, nel mare Glaciale Artico. Ha lavorato anche con la flotta della British Antartic Survey.

Matteo Salvini,, quello che chiama Carola “sbruffoncella”:
mai laureato, a carico del Comune di Milano prima, di Radio Padania poi e infine del Parlamento Europeo e dello Stato.
Non ha mai lavorato in vita sua, tantomeno da Ministro.
Si pensa sappia guidare la ruspa, ma non vi è certezza di questo.

martedì 11 giugno 2019

"Verità storica e manipolazione politica"


Abbiamo deciso a Dicembre 2019 e Gennaio 2020 di tornare a discutere dell’attentato di Piazza Fontana, sull'omicidio di Pinelli, e suul'avvio della strategia della tensione, non per un riflesso automatico di “celebrazione del cinquantenario ( infatti da celebrare c'è ben poco) bensì per offrire a coloro che sono aperti a riflessioni non scontate, l'occasione di ripensare alla complessità di quel versante storico in cui si compiva una volta per tutte l'uscita dallo stato di minorità della società civile italiana che riuscì non solo a far sentire la propria voce( e i suoi silenzi impressionanti) ma anche a spingere le riluttanti forze politiche a compiere quelle riforme strutturali che segneranno i risultati più importanti di quegli anni.( Statuto dei lavoratori, nuovo diritto di famiglia, legge sul divorzio e sull'aborto, ecc.). Il tutto nonostante i pesanti condizionamenti interni ed internazionali.
Questa riflessione ci pare importante proprio ora in cui la società civile ci pare come confusa e frastornato da parole d'ordine che vengono dal nostro peggior passato.