
Europeana viene inserita in una importante iniziativa europea che si rinnova annualmente e che prevede ingenti finanziamenti a favore di iniziative che facilitano l'accesso dei cittadini alle risorse culturali europee.
Per l'Archivio '68 è una ghiotta occasione di valorizzare il proprio patrimonio culturale a cominciare dallo strepitoso lavoro di digitalizzazione di manifesti politici realizzato da un ristretto gruppo di ricercatori universitari ed attualmente ospitato su Inventati.
Entrare in Europeana ovvero l'archivio culturale più significativo esistente in Europa addirittura grazie a dei finanziamenti appositam
ente stanziati è un obiettivo peraltro ambizioso, difficile da raggiugnere, e che necessita di un'azione collettiva fra tutti gli attori interessati.
In un momento in cui vi è una oscena iniziativa politica europea a favore dell'oblio digitale potrebbe essere anche l'occasione per ribadire che la MEMORIA ha un primato culturale sull'oblio soprattutto se si entra nel dominio delle informazioni di carattere storico e politico.

Uno degli esigenti requisiti necessari per entrare nel programma di finanziamento pro-Europeana è - e si potrebbe dire fortunatamente - la necessità di presentare un progetto insieme a diverse altre istituzioni culturali che possono essere sia di carattere pubblico che privato (editori, biblioteche, archivi, musei, eccetera).
Dico fortunatamente perchè potrebbe essere la spinta a convincerci che determinati obiettivi politici e culturali si possono raggiungere solo collettivamente uscendo dalla propria dorata (dorata mica tanto poi...) auto-referenzialità e collaborare con soggetti culturali quanto meno simili.
L'unione fa la forza potrebbe essere il giusto principio per affrontare e superare numerose altre problematiche emergenti dalla soddisfazione di altri esigenti requisiti del programma europeo quali il rispetto dei diritti (copyright) del materiale digitalizzato e l'armonizzazione del medesimo rispetto agli standard di archiviazione (in primis metadata) di Europeana.
Farebbe dunque l'Archivio '68 a lanciare una iniziativa pubblica per il prossimo autunno capace di coinvolgere chi ha lavorato in questi anni intorno ai progetti dell'Archivio ed in particolare alla digitalizzazione dei manifesti e capace di coinvolgere esperti di diritto, di finanziamento comunitario e di standard archivistici al fine di preparare al meglio una porposta collettiva.
Iniziativa pubblica e collettiva con l'obiettivo di interessare ed aggregare altre istituzioni culturali dell'associazionismo italiano od europeo al fine di presentare un progetto che non sia solo conforme a quanto richiesto ma soprattutto espressione squisitamente politica di un pezzo significaitvo e trasversale della società culturale europea alla quale sta a cuore il diritto alla memoria e la possibilità di accesso alla medesima anche attraverso i moderni strumenti di comunicazione digitale sempre più di rilevanza strategica.

Peraltro, la comunicazione digitale e le sue implicazioni economiche stanno volando sopra le nostre teste senza che le varie intellighenzie salottiere neanche si rendano conto del loro reale impatto nel sociale.
Basti pensare al lavoro oscuro ma costante di alcuni cyber-hacktivisti italiani che sul concetto di mele marce ovvero su come le major digitali stanno sottraendo spazi di libertà ed accumulando contemporaneamente ricchezze infinite - stanno lavorando in perfetta solitudine.
Eppure l'entrata in borsa di questi giorni di Facebook fanno molto parlare di sè ma con assoluta mancanza di minima analisi critica per cui i dati del 2011 relativamente a Facebook di novecento milioni di utenti- per novanta miliardi di capitalizzazione di mercato - per tremila dipendenti dovrebbero portare ad una banale conclusione che esiste una massa critica gratuita ed enorme che alimenta un business gigante che da profitti immensi ma produce anche pochissimi posti di lavoro.
Quanto ci metteranno gli intellettuali di salotto di cui sopra a far finta di scandalizzarsi per gli operai di Foxconn prima di accorgersi che la Cina ha già programmato la sostituzione di un milione di operari con un milione di robot?
Non è più tempo di avere le idee confuse, non lo è mai stato ma a maggior ragione oggi, rispetto a questa crisi che è per prima cosa crisi di valori culturali e poi economica bisogna avere un piglio deciso a supporto di una iniziativa politica e collettiva capace di sottrarre in parte il terreno della comunicazione digitale alla mera speculazione per riportarla su un piano di difesa dei beni comuni culturali.
Ferry Byte occasionale ma affezionato compagno di strada dell'Archivio '68
