In evidenza

L'Appello di Erri de Luca per il referendum del 17 Aprile

Facciamo nostro e pubblichiamo l'appello di Erri de Luca per il Referendum del 17 Aprile prossimo :ci pare importante contribuire fattiv...

sabato 19 maggio 2012

Per una iniziativa comune sulla memoria digitale



Europeana viene inserita in una importante iniziativa europea che si rinnova annualmente e che prevede ingenti finanziamenti a favore di iniziative che facilitano l'accesso dei cittadini alle risorse culturali europee.

Per l'Archivio '68 è una ghiotta occasione di valorizzare il proprio patrimonio culturale a cominciare dallo strepitoso lavoro di digitalizzazione di manifesti politici realizzato da un ristretto gruppo di ricercatori universitari ed attualmente ospitato su Inventati.

Entrare in
Europeana ovvero l'archivio culturale più significativo esistente in Europa addirittura grazie a dei finanziamenti appositam
ente stanziati è un obiettivo peraltro ambizioso, difficile da raggiugnere, e che necessita di un'azione collettiva fra tutti gli attori interessati.

In un momento in cui vi è una oscena iniziativa politica europea a favore dell'oblio digitale potrebbe essere anche l'occasione per ribadire che la MEMORIA ha un primato culturale sull'oblio soprattutto se si entra nel dominio delle informazioni di carattere storico e politico.

Uno degli esigenti requisiti necessari per entrare nel programma di finanziamento pro-Europeana è - e si potrebbe dire fortunatamente - la necessità di presentare un progetto insieme a diverse altre istituzioni culturali che possono essere sia di carattere pubblico che privato (editori, biblioteche, archivi, musei, eccetera).

Dico fortunatamente perchè potrebbe essere la spinta a convincerci che determinati obiettivi politici e culturali si possono raggiungere solo collettivamente uscendo dalla propria dorata (dorata mica tanto poi...) auto-referenzialità e collaborare con soggetti culturali quanto meno simili.

L'unione fa la forza potrebbe essere il giusto principio per affrontare e superare numerose altre problematiche emergenti dalla soddisfazione di altri esigenti requisiti del programma europeo quali il rispetto dei diritti (copyright) del materiale digitalizzato e l'armonizzazione del medesimo rispetto agli standard di archiviazione (in primis metadata) di Europeana.

Farebbe dunque l'Archivio '68 a lanciare una iniziativa pubblica per il prossimo autunno capace di coinvolgere chi ha lavorato in questi anni intorno ai progetti dell'Archivio ed in particolare alla digitalizzazione dei manifesti e capace di coinvolgere esperti di diritto, di finanziamento comunitario e di standard archivistici al fine di preparare al meglio una porposta collettiva.

Iniziativa pubblica e collettiva con l'obiettivo di interessare ed aggregare altre istituzioni culturali dell'associazionismo italiano od europeo al fine di presentare un progetto che non sia solo conforme a quanto richiesto ma soprattutto espressione squisitamente politica di un pezzo significaitvo e trasversale della società culturale europea alla quale sta a cuore il diritto alla memoria e la possibilità di accesso alla medesima anche attraverso i moderni strumenti di comunicazione digitale sempre più di rilevanza strategica.

Peraltro, la comunicazione digitale e le sue implicazioni economiche stanno volando sopra le nostre teste senza che le varie intellighenzie salottiere neanche si rendano conto del loro reale impatto nel sociale.

Basti pensare al lavoro oscuro ma costante di alcuni cyber-hacktivisti italiani che sul concetto di mele marce ovvero su come le major digitali stanno sottraendo spazi di libertà ed accumulando contemporaneamente ricchezze infinite - stanno lavorando in perfetta solitudine.

Eppure l'entrata in borsa di questi giorni di Facebook fanno molto parlare di sè ma con assoluta mancanza di minima analisi critica per cui i dati del 2011 relativamente a Facebook di novecento milioni di utenti- per novanta miliardi di capitalizzazione di mercato - per tremila dipendenti dovrebbero portare ad una banale conclusione che esiste una massa critica gratuita ed enorme che alimenta un business gigante che da profitti immensi ma produce anche pochissimi posti di lavoro.



Quanto ci metteranno gli intellettuali di salotto di cui sopra a far finta di scandalizzarsi per gli operai di Foxconn prima di accorgersi che la Cina ha già programmato la sostituzione di un milione di operari con un milione di robot?

Non è più tempo di avere le idee confuse, non lo è mai stato ma a maggior ragione oggi, rispetto a questa crisi che è per prima cosa crisi di valori culturali e poi economica bisogna avere un piglio deciso a supporto di una iniziativa politica e collettiva capace di sottrarre in parte il terreno della comunicazione digitale alla mera speculazione per riportarla su un piano di difesa dei beni comuni culturali.

Ferry Byte occasionale ma affezionato compagno di strada dell'Archivio '68

domenica 13 maggio 2012

Com'era bella l'Italia di prima.....








Elisabetta Landi : Il Mercato dei valani a Benevento.La compravendita del lavoro infantile nel sud Italia tra il 1940 e il 1960.Roma 2012 Ed. Ediesse.

Vorrei presentare un piccolo libro che illustra una vicenda poco conosciuta dal grande pubblico : il mercato dei bambini che avveniva nella piazza centrale di Benevento il giorno dell’Assunta cioè il 15 Agosto. Genitori poverissimi contrattavano con proprietari terrieri la “vendita” per un anno della forza lavoro di bambini che non potevano essere mantenuti perché provenienti da famiglie disagiate. Lascio immaginare il rapporto e la qualità di questa trattativa nonché la “simmetria” tra i due contraenti : questa storia non è avvenuta nel medioevo ma è andata avanti nel nostro paese fino agli anni’60 quando la modernizzazione delle campagne, la grande migrazione, posero fine allo sfruttamento orrendo dei contadini. Lo studio si compone di due capitoli intitolati rispettivamente Il Contesto Storico e Il Mercato dei valani ed è corredato da ben cinque appendici documentarie che contengono il materiale di cui si è avvalsa l’autrice. L’ultima è una galleria fotografica con i ritratti dei testimoni che hanno accettato di parlare e di farsi riprendere, due appendici riproducono una interrogazione parlamentare su questo fenomeno presentata in Senato nel Gennaio 1952 dal deputato socialista Luigi Renato Sansone, e un brano della guida di Benevento dell’Anno 1950 in cui l’autore F.Romano denuncia il fenomeno con un articolo e con delle foto.
Elisabetta Landi che è una giovane ricercatrice di storia orale, musicista e cultrice di musica popolare, nell’introduzione ricorda che questo fenomeno era stato come “rimosso” dalla memoria collettiva che non considerava particolarmente infamante il mercato quanto piuttosto lo sfruttamento a cui erano sottoposti i contadini in quest’area del Sud. Questo studio che ha ricostruito questo fenomeno grazie alle testimonianze degli ultimi valani sopravvissuti ha incontrato anche delle difficoltà di reperimento di fonti in quanto non è stato possibile all’autrice avere un filmato Rai degli inizi degli anni ’60 in cui veniva documentato questo tremendo “mercato” perché non lo si trova negli archivi(!!) così come non è stato possibile consultare neppure “gli atti relativi alle ordinanze di sgombero (della piazza di Benevento) redatte dall’Ufficio di Gabinetto e dall’Ufficio di polizia giudiziaria di quegli anni,recentemente desecretati, e ancora non sottoposti a indagine.”(Pag.78). Interessante è anche la descrizione del dibattito politico e culturale che si sviluppò in quegli anni (all’incirca nella seconda metà degli anni cinquanta): potremmo allora sottolineare l’intervento di Einaudi in una lettera al “Mondo” di Mario Pannunzio in cui difende la liceità della libera contrattazione tra datore e prestatore d’opera in cui l’economista liberale (fedele ai suoi principi) addebita l’assurdità di questo mercato alle condizioni arretrate del Sud e non al sistema capitalistico in quanto tale. Al contrario Gaetano Salvemini definisce quello della compravendita dei bambini a Benevento come “il mercato degli schiavi”.Bellissime anche le denunce di Corrado Alvaro e di Piovene che però non produrranno niente altro che un po’ di attenzione passeggera. Assolutamente scioccanti sono le interviste realizzate dalla Landi perché gli intervistati esprimono questa esperienza terribile senza “retorica” e senza enfasi con risposte molto misurate in cui il linguaggio lascia intravedere tutto l’orrore di questa realtà.
Sembra quasi che essi suggeriscano a chi legge questa situazione di solitudine, abbandono, squallore che essi hanno vissuto. Mi pare importante riportare alla luce queste esperienze e questo tema proprio ora in cui viene riproposta sotto la parvenza della “modernizzazione” la riduzione della forza lavoro a pura “merce” e in cui si tenta di riportare le condizioni del lavoro indietro, al tempo in cui si potevano schiavizzare le persone.





Vito Nanni