Archivio il sessantotto

giovedì 30 dicembre 2010

Mostre che hanno molto da insegnarci







Su segnalazione del Prof. Enzo Collotti, vogliamo far conoscere due mostre che si stanno tenendo in questi giorni a Berlino : una al Deutsches Historisches Museum ( http://www.dhm.de/) intitolata “Hitler e i tedeschi : la “comunità di popolo e i delitti” l’altra che si tiene al Jüdisches Museum Berlin (http://www.jmberlin.de/) che è intitolata “Il lavoro coatto. I tedeschi,i lavoratori coatti e la guerra”. Si tratta di due eventi che costituiscono il proseguimento di quel percorso di riappropriazione, riflessione sulla loro storia recente che in Germania va avanti oramai da tanto tempo e che coinvolge nella discussione praticamente tutta la società: dai mass media,, alla scuola, dalla comunità scientifica al mondo politico. La partecipazione del pubblico è costante ed è favorita non solo dall’organizzazione didattica della mostra ma anche da una precisa politica di prezzi che favorisce il pubblico più giovane soprattutto quello delle scuole (l’ingresso per le scolaresche costa solo 1€ ad alunno).Si tratta di mostre che hanno un apparato scientifico imponente perché gli studi sul nazismo e sulla seconda guerra mondiale non vengono condotti solo con i finanziamenti dello stato ma anche con i finanziamenti delle grandi industrie che essendo state parte in causa durante il regime nazista, evidentemente hanno il desiderio di dimostrare la loro completa “presa di distanza” da quel passato. Il risultato è che questa gigantesca discussione pubblica su quel passato fa da antidoto contro qualsiasi possibile insorgenza nostalgica o assolutoria. Se si fa un confronto tra ciò che accade in Germania e il livello medio della riflessione pubblica sulla storia del fascismo in Italia ci cascano le braccia : da noi la rivalutazione del fascismo è costante e viene condotta da una politica di revisione e “riscoperte” che confermano nella mentalità degli italiani il concetto che quella fascista era una dittatura “bonaria”,lungimirante e moderna. (l’ultimo episodio è il battage sui presunti “diari” del duce riproposti da Dell’Utri).Invitiamo perciò coloro che ci seguono a fare almeno una visita “virtuale” a queste due mostre e a dare un’occhiata al materiale documentario. Una avvertenza : quando vi siete connessi con il sito dello Jüdisches Museum Berlin dovete cliccare sulla tendina col termine “Austellungen” che vuol dire mostra e cliccare poi sulle varie sezioni della mostra che è ordinata cronologicamente.

venerdì 24 dicembre 2010

Guy Debord : una biografia






Guy Debord
Scrittore, filosofo e cineasta francese (Parigi, 1931 - Bellevue-la-Montagne, Haute Loire, 1994).

A 19 anni, Guy Debord inizia l’attività letteraria all’interno degli ultimi movimenti dell’Avanguardia del secolo scorso. Aderisce infatti al lettrisme, il movimento di Isidore Isou. Nel giugno 1952 però con altri tre “lettristi”, fonda “L’Internazionale Lettrista” (IL), rompendo col movimento di Isou nel novembre dello stesso anno, poco prima della pubblicazione del primo numero della rivista internazionale “Lettriste”, che diventerà in seguito “Potlach” dopo la fuoriuscita di uno dei suoi membri nel 1954.
Nel 1952, Debord gira la sua prima pellicola: “Hurlements en faveur de Sade(Urla in favore di Sade). Siamo nell’epoca del recupero del Sade clandestino e della sua circolazione più o meno tollerata. Ma Debord diventa soprattutto il principale animatore di un movimento che si definisce rivoluzionario: “L’Internazionale Situazionista” (IS) (e Situazionismo il suo credo estetico) che raccoglierà, dal 1957 al 1972, alcune decine di intellettuali dell'Europa, dell’ America e dell'Africa del Nord, fra cui artisti fuoriusciti dal movimento “Cobra”, che si attestano su una “critica totale del mondo esistente” (sistema politico, urbanistico, consumistico) per invertire l'ordine stabilito. Nel 1958 esce il primo numero della rivista dell’IS, diretto da Debord, e l’ anno successivo, il libro “Memorie” scritto in collaborazione con il pittore Asger Jorn.
Irriducibile avversario della società borghese, Debord dichiara: « Fra le poche cose che so fare con piacere e che ho sicuramente meglio saputo fare, è bere. Ho scritto molto meno della maggior parte degli scrittori, ma ho certamente bevuto di più della maggior parte di coloro che bevono ». Infatti, Debord ha scritto pochissimo: libelli, alcune annotazioni sui suoi film, e soprattutto due smilzi volumetti: La Società dello spettacolo (1967), requisitoria contro le merci e il denaro, che esercitò una grande influenza sul movimento del maggio '68 e Commentari sulla società dello spettacolo(1988), dove precisa le sue analisi.
Nel 1984 in occasione dell'assassinio del suo amico, mecenate ed editore Gerard Lebovici, è presentato dalla stampa come un agente del terrorismo internazionale: Debord redigerà le sue ragioni sull 'affaire Lebovici in "Considerazioni sull'assassinio di G. Lebovici" (1985).
Quest'uomo discreto, schivo, isolato - rifiutava le interviste ed è stato poco fotografato -, si svela nei suoi libri autobiografici, Panégyrique (1989) e Questa cattiva reputazione (1993), dove dà qualche scorcio sul suo modo di intendere e interpretare la vita.
Guy Debord in fin dei conti ha denunciato con la stessa virulenza sia le derive del capitalismo che le imposture del maoismo, accusato l'impero dell'economia mercantile, previsto la corruzione degli stati democratici, divelto dal piedistallo la statua di Sartre, annunciato la fine del comunismo e la nascita del nuovo corso postsovietico.
Autore di pellicole d'avanguardia («Sur le passage de quelques personnages à travers une assez courte unité de temps», 1959 ; «Critique de la séparation, 1961 ; la «Société du spectacle», 1973 ; «Réfutation de tous les jugements», 1975 ; «In girum imus nocte et consumimur igni» , 1978 (dalla celebre frase palindroma), che hanno avuto scarsissima circolazione nella stessa Francia e nessuna in Italia.
A seguito dei fallimenti dei suoi film, Debord ne pubblica i dialoghi sotto il titolo di «Opere cinematografiche complete: 1952 -1978». Secondo la sua stessa volontà, alle sue pellicole è vietata la diffusione; peraltro Debord ha scritto anche un volumetto Contro il cinema (1968).
Violenta requisitoria contro la società dello spettacolo del capitalismo maturo, il pensiero di Debord attinge alle categorie della critica marxiana della società, utilizzando lo stesso frasario di Marx(come i teorici della”Scuola di Francoforte” ma a differenza di costoro egli si rivela poco sensibile alle tematiche psiconalitiche); nei fatti Debord aggiorna e porta all’estremo il pensiero roussoviano (quello del Discorso sulle scienze e le Arti e la Lettera a d'Alembert sugli spettacoli) sul potere di perversione, sviamento e corruzione dello spettacolo come strumento di coercizione e di alienazione dell’individuo da parte del sistema. E come Rousseau ne soffre tutte le contraddizioni: non ultima quella di girare pellicole e di scrivere contro il cinema allo stesso modo in cui il grande Ginevrino denunciava coi romanzi e nei romanzi il potere corruttivo dei romanzi.

Guy Debord si è dato la morte il 30 novembre 1994.

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giovedì 23 dicembre 2010

Ancora su Guy Debord : una riflessione sulla "Società dello Spettacolo"






La fortunata e,nel tempo anche abusata dizione “Società dello spettacolo” è originariamente il titolo di un libro che il più importante tra gli intellettuali situazionisti, Guy Debord, pubblica nel Novembre 1967, proprio alla vigilia dell’esplosione del movimento del sessantotto. Debord aveva fondato nel 1957 l’Internazionale Situazionista e dal 1958 al 1969 pubblicò la rivista “Internationale Situationiste”. L’organizzazione si sciolse nel 1972 dopo aver subito diverse scissioni.
La “società dello spettacolo” è un libro straordinariamente anticipatore : infatti nel tempo in cui esso veniva pubblicato la trasformazione della politica e dell’intera vita sociale e culturale in una fantasmagoria spettacolare non aveva ancora conosciuto le dimensioni che avrebbe conosciuto alla fine del secolo e all’inizio del nuovo millennio. Parafrasando Marx, che descriveva la società moderna come un’immane raccolta di merci, Debord scriveva nel suo saggio “ Il capitalismo nella sua forma ultima si presenta come una immensa accumulazione di spettacoli, in cui tutto ciò che era direttamente vissuto si è allontanato in una rappresentazione”. Ma in che senso lo spettacolo diventa, nell’analisi di Debord il fenomeno centrale che caratterizza le società del tardo capitalismo? “Lo spettacolo- scrive Debord- non può essere inteso come un abuso del mondo visivo, prodotto dalle tecniche di diffusione massiva delle immagini[…]Lo spettacolo compreso nella sua totalità è,nello stesso tempo, il risultato e il progetto del modo di produzione esistente. Non è un supplemento del mondo reale, la sua decorazione sovrapposta. Lo spettacolo, insomma, lungi dall’essere un fenomeno specifico si colloca invece al centro del modo di produzione capitalistico. Non si tratta, infatti, di un prodotto particolare, di questo tipo singolare di merce che viene prodotto dall’industria culturale. Lo spettacolo nel tardo capitalismo coinvolge l’intera produzione sociale in quanto essa è sempre più intessuta di processi comunicativi: competenze linguistiche, immaginazione, sapere, cultura.
Lo spettacolo ha dunque una doppia natura : è per un verso un prodotto specifico che si affianca a tutti gli altri ma,al tempo stesso, rappresenta (nel senso più letterale del termine) la quintessenza del modo di produzione nel suo complesso. Lo spettacolo,come dice Debord “ è “l’esposizione generale della razionalità del sistema”.
Nella merce-spettacolo il cui valore d’uso è linguistico culturale, sembra rispecchiarsi la qualità comunicativa della produzione capitalistica nel suo complesso.
Vent’anni dopo “La società dello spettacolo” nei “Commentari” pubblicati nel Maggio del 1988 Debord proseguiva la sua riflessione mettendo a fuoco quella che ,secondo lui, era la fase ulteriore che egli definiva come la “fase dello spettacolo integrato”. “Il senso ultimo dello spettacolo integrato –egli scriveva- è che esso si è integrato nella realtà a misura che ne parlava: e che la ricostruisce così come ne parla, in modo che essa non gli sta più di fronte come qualcosa di estraneo. Quando lo spettacolare era concentrato, la maggior parte della società periferica gli sfuggiva: quando era diffuso, gliene sfuggiva una piccola parte; oggi più nulla. Lo spettacolo si è mescolato a ogni realtà permeandola. Com’era prevedibile in teoria, l’esperienza pratica del compimento sfrenato della ragione mercantile mostra rapidamente e senza eccezioni, che il diventar-mondo della falsificazione era anche un diventar-falsificazione del mondo.”
Nel frattempo, morto Debord, la critica della società dello spettacolo, così come della cultura -spettacolo e della politica-spettacolo, la si può ritrovare oggi sulla bocca di tutti, resa inoffensiva e spogliata della sua forza sovversiva. Per altro verso il pensiero postmoderno ha in qualche modo rovesciato la diagnosi pessimista dell’intellettuale situazionista, tessendo l’elogio disincantato di un mondo de-realizzato, ridotto senza residui a simulacro e fantasmagoria.

mercoledì 22 dicembre 2010

Un testo di sorprendente attualità :" La società dello spettacolo" di Guy Debord




Guy Debord : La società dello spettacolo.(Prefazione di Carlo Freccero e Daniela Strumia).Milano 2001-2002 Baldini e Castoldi
Questo è un libro che dovrebbe essere letto da tutti coloro che hanno a cuore lo sviluppo e la promozione del pensiero critico. Scritto nel 1967 e aggiornato nel 1988 dallo stesso autore con i “Glossari della società dello spettacolo” esso analizza e descrive con metodo scientifico la realtà del mondo (incubo) che stiamo vivendo. Il testo ha una prefazione di Carlo Fruttero e Daniela Strumia che con grande acutezza riescono a cogliere l’essenza del testo e a comunicarne l’enorme portata innovativa. Giustamente essi ricordano che “Debord è il Marx del consumismo. Svela che la vera essenza della merce è la spettacolarizzazione. La merce non viene acquistata per essere consumata ma per la sua carica simbolica (Pag.13 dell’Introduzione).Il metodo che il filosofo francese usa è infatti un metodo di analisi marxiana così come anche la stesura del testo è piena di riferimenti diretti a Marx . Il marxismo di Debord, così come quello dei giovani occidentali del ’68, era filtrato attraverso la lettura di “Storia e coscienza di classe” di Lukàcs ,così come esso passava anche attraverso l’influenza dei filosofi francofortesi : era un umanesimo che portava alla critica della società così com’è, all’analisi dell’alienazione nelle società moderne. L’esposizione del testo viene suddivisa in nove capitoli ciascuno dei quali viene introdotto da una citazione o una riflessione tratta dal pensiero critico classico. Ad esempio, il primo Capitolo che si intitola “La separazione compiuta” ha come epigrafe questo pensiero di Feurbach (Tratto dalla prefazione alla seconda edizione dell’Essenza del Cristianesimo):
E senza dubbio il nostro tempo…preferisce l’immagine alla cosa, la copia all’originale, la rappresentazione alla realtà, l’apparenza all’essere… Ciò che per esso è sacro non è che l’illusione,ma ciò che è profano è la verità. Anzi il sacro s’ingigantisce ai suoi occhi via via che diminuisce la verità e l’illusione aumenta, cosicchè il colmo dell’illusione è anche per esso il colmo del sacro
Il corpo del testo dei singoli capitoli è diviso numericamente in varie tesi che sono esposte con un “ordine geometrico” in modo da favorire la riflessione del lettore.
Egli attraverso questo percorso ci porta alla radice dell’alienazione delle società contemporanee e noi leggendo ci rendiamo conto che il libro non ci parla di una realtà fittizia ma del mondo che stiamo vivendo oggi. Il commentario aggiunto da Debord nel 1988 analizza poi lo sviluppo di questa società nel prosieguo del suo inarrestabile avanzamento dimostrando come la teoria del terrorismo non sia altro che l’organizzazione dell’incertezza a livello planetario. Non solo egli sostiene che anche la criminalità organizzata è perfettamente integrata in questa società avanzata e a proposito della mafia italiana scrive:
“Ci si sbaglia ogni volta che si vuole spiegare qualcosa opponendo la mafia allo Stato : essi non sono mai stati in rivalità .La teoria verifica con facilità ciò che tutte le dicerie della vita pratica avevano dimostrato troppo facilmente. La mafia non è un’estranea in questo mondo: ci si trova perfettamente a suo agio: Nell’epoca dello spettacolare integrato, essa appare di fatto come il modello di tutte le imprese commerciali avanzate”
Il testo si conclude con una nota biografica bellissima scritta da Pino Corrias che i lettori non devono assolutamente saltare.

martedì 14 dicembre 2010

Attualità della cultura del sessantotto



L'altro giorno,alla facoltà di Scienze Politiche di Roma,durante le proteste contro la "riforma" Gelmini sono riapparsi i Book Bloc che come forma di protesta hanno deciso di "farsi scudo dei libri" cioè di manifestare attraverso la esposizione di testi irrinunciabili,l'idea ha ben presto fatto il giro del Web e è stata adottata anche dagli studenti inglesi.Sono venute fuori delle idee veramente carine che hanno fatto riflettere tanto che, proprio a Londra,sono riapparsi dei testi e autori canonici del sessantotto come Adorno, Marcuse, Ivan Ilic. A Roma invece è riapparso George Orwell con il classico "1984". Per la manifestazione di Roma è stata condotta una ricerca su "Facebook" e sul sito "Unriot" al quale hanno risposto 5000 persone che hanno decretato quali titoli dovessero andare in piazza. Eccoli:



  1. Michel Foucault: La volontà di sapere

  2. George Orwell : 1984

  3. Italo Calvino : Il Cavaliere inesistente

  4. Darwin: L'Origine della specie

  5. Valerio Evangelisti: Noi saremo tutto

  6. Baruch Spinoza: Ethica

  7. Ray Bradbury: Fahrenheit 451

  8. Chuck Palanhiuk: Fight Club

  9. Boris Pasternak: Il Dottor Zivago

  10. Pino Cacucci: In ogni caso nessun rimorso

  11. Dante: La divina Commedia

  12. Luther Blisset: "Q"

  13. Gilles Deleuze: Cosa può un corpo

  14. Donna Haraway: Manifesto Cyborg

  15. Jean Claude Izzo : Casino Totale

  16. Omerto: Odissea

  17. Shakespeare: La tempesta

  18. Naomi Kein: Shock Economy

  19. Benni: Comici,spaventati guerrieri

  20. F.Dostoevsky : I Demoni


Questo ci spinge a pubblicare sul nostro Blog il materiale relativo alla cultura del'68 che avevamo preparato per la mostra che abbiamo tenuto alla Facoltà di Lettere dell'Università di Firenze l'anno scorso, e che era stato stampato in una brochure,sperando che questo possa aiutare chi vuole informarsi almeno un po'.


Vito Nanni

mercoledì 8 dicembre 2010

Venerdì 10 alle 21.30

Arci San Niccolò, via di San Niccolò 33 rosso

"12 dicembre: la strage è di stato"

a cura di M. Lampronti

sabato 4 dicembre 2010

Un Capolavoro ripubblicato


Bisogna essere grati alla piccola casa editrice di Roma “Le Nubi” che ha ristampato un piccolo-grande capolavoro della letteratura del ‘900 “La Psicologia della zia ricca” di Erich Mühsam. Quest’opera,scritta nel 1905 contiene la quint’essenza dell’ironia, della forza satirica, dello scrittore tedesco assassinato dai nazisti nel Lager di Oranienburg. Questo testo era pressoché sconosciuto in Italia perché era stato tradotto e stampato negli anni’60 da una piccola casa editrice ed era sparito dall’orizzonte dei lettori.
Mühsam, con un guizzo di intelligenza creativa inventa una galleria di vecchie zie, tutte rigorosamente classificate in ordine alfabetico, che non ne vogliono sapere di morire nonostante la veneranda età e la presenza torme di nipoti che sono lì pronti a ricevere la loro lauta eredità. Tutti gli sforzi, le sofferenze dei nipoti per giungere al loro sospirato obiettivo,saranno delusi perché le diaboliche zie sapranno sempre deludere le loro aspettative. I racconti, tutti brevissimi, sono scenette di cabaret con una serie di battute fulminanti e con una sceneggiatura già ,in gran parte, stesa. L’ aspetto che l’autore vuole satireggiare non è solo quello legato alla proprietà privata ma anche lo sforzo terribile che le persone cosiddette “normali” compiono per raggiungere il benessere economico, il denaro visto come panacea di tutte le infelicità. Lo stile, come accennavo, è caustico, graffiante, di una modernità sconvolgente. E’ incredibile che un testo così bello sia così poco conosciuto dal grande pubblico ed è quindi un’occasione da non perdere il leggere e regalare questo piccolo gioiello della letteratura tedesca che col passare del tempo ha acquistato di profondità. E’ buffo infatti leggere oggi, nella società cosiddetta post-moderna e consumistica ,questo atto di accusa contro le meschinità le bassezze che derivano dal puro desiderio del possesso. E’ come respirare una boccata d’aria fresca dopo la permanenza in un ambiente pieno di smog.

Erich Mühsam: La Psicologia della zia ricca. Roma 2008 Ed. Le Nubi € 12

venerdì 3 dicembre 2010

Biografia di un grande artista e rivoluzionario : Erich Mühsam







1878 : Erich Mühsam nasce a Berlino come quarto figlio del farmacista Siegfried e di Rosalie Cohn, rappresentanti di una solida borghesia ebraico - tedesca. Poco dopo la sua nascita la famiglia si trasferisce a Lubecca.
1896 : Gli studi ginnasiali di Mühsam vengono interrotti a causa di un articolo apparso sul giornale socialdemocratico “Lübecker Volksboten”” in seguito al quale il giovane autore viene espulso dalla scuola. Inizia un periodo triennale di apprendistato come farmacista a Lubecca e a Blomberg.
1900: si trasferisce a Berlino.Inizia la sua attività di giornalista e di scrittore. Frequenta tra l’altro la “Neue Gemeinschaft” dei fratelli Hart
1902 : Si trasferisce nel quartiere bohemien di Friedrichshagen . Con Albert Weidner inizia a pubblicare la rivista satirica : “Der arme Teufel” (Il Povero diavolo).Risalgono a questo periodo i suoi esordi come cabarettista, nonché i primi contatti con i gruppi anarchici, verso il cui pensiero Mühsam è avviato da Gustav Landauer
1903 : Esce il saggio “Die Homosexualität” che provoca ampie polemiche e che viene rinnegato dallo stesso Mühsam sulle pagine di “Der Arme Teufel”
1904 Inizia un periodo di spostamenti e viaggi intrapresi in gran parte con l’amico Johannes Nohl che lo portano in Svizzera, in Francia, in Italia viene pubblicata la prima raccolta di poesie “Die Wüste”
1905 Si sofferma a lungo nella comunità salutista del monte Verità, nei pressi di Ascona (Ch) alla quale dedica una brochure polemica. A Vienna entra in contatto con Karl Kraus, e collaborerà per breve tempo al suo giornale “Die Fackel” (La fiaccola).Pubblica lo scritto satirico “Die Psycologie der Erbtante” (La Psicologia della zia ricca)
1906. Il suo primo tentativo drammatico “Die Hochstapler” viene salutato da uno scarso successo.
1909. Mühsam prende dimora a Monaco di Baviera dove resterà fino al 1919. Esce la sua seconda raccolta poetica “Der Krater”
1910. Per la sua collaborazione con vari gruppi anarchici ( In particolare col Sozialistische Bund di Landauer) viene arrestato per cospirazione e attività sovversiva.Processato viene assolto da ogni accusa.
1911. Fonda la rivista “Kain: Zeitschrift für Menschlichkeit” ( Caino rivista per l’Umanità) che scriverà da solo fino al 1914, per riprendere poi nel 1918-’19 con il sottotitolo “Organ der sozialen Revolution”
1914. Con lo scoppio della guerra Mühsam- dopo una primissima fase in cui sembrano profilarsi in lui simpatie belliciste, si dedica con scarsi risultati all’istituzione di un fronte pacifista. Il suo secondo dramma “Die Freivermählten” viene dedicato da Mühsam alle problematiche della “rivoluzione sessuale” mentre viene pubblicata una nuova edizione aggiornata delle liriche.
1915. Nel Luglio muore il padre. In settembre si sposa con Kreszentia Elfinger.
1916. Ritiro dalla scena pubblica e concentrazione nell’attività letteraria, in particola su un grosso lavoro contro la guerra “Abrechnung” (pubblicato integralmente solo nel 1984), le numerose poesie di argomento bellico saranno riunite nella raccolta “Die brennende Erde” (La terra in fiamme)
1918. La rivoluzione russa dà vigore all’impeto di rivolta di Mühsam che è uno dei principali agitatori durante gli scioperi di Gennaio. Probabilmente a scopo precauzionale viene incarcerato a Traunstein tra il Maggio e l’Ottobre. Al suo rilascio riprende con veemenza la sua attività di propaganda in favore della Rivoluzione.Partecipa a Monaco alla grande dimostrazione per la pace (7Novembre) e il giorno seguente entra a far parte del Consiglio Rivoluzionario dei Lavoratori (RAR).Il 28 Novembre viene eletto come membro del Consiglio Centrale al Congresso dei Consigli della Baviera e svolge per breve tempo funzioni di controllo al Ministero della Guerra. Il 30 Novembre fonda la Organizzazione degli internazionalisti Rivoluzionari della Baviera (VRI)
1919. Il 7 Aprile viene proclamata la Repubblica dei Consigli : il putsch controrivoluzionario ( Che vede cadere anche Landauer come vittima) porta il 13 Aprile all’arresto di Mühsam che viene condannato a 15 anni di carcere, di cui sconterà solo una parte nella fortezza di Niederschönefeld.In settembre si iscrive al KPD, il partito comunista tedesco, alle cui posizioni si era riavvicinato negli ultimi mesi, in Ottobre tuttavia,dopo il congresso del partito, ritira la sua adesione
1920. Esce l’ultima raccolta di poesie di carattere rivoluzionario “Die Brennende Erde”
1924. L’amnistia,mirata soprattutto a scarcerare alcuni esponenti di destra(tra cui Adolf Hitler) coinvolge anche Mühsam che il 31 Dicembre riguadagna la libertà. E’ in condizioni fisiche precarie a causa della detenzione è semi cieco e parzialmente sordo. Esce il dramma concepito in prigione Judas.
1925. Si stabilisce stabilmente a Berlino. In “Alarm” raccoglie vent’anni di manifesti rivoluzionari; in “Revolution” canti di lotta di marcia, di scherno.
1926. Inizia in Luglio la pubblicazione di “Fanal”,una rivista che come Kain Mühsam redige integralmente da sé, anche se ne fa l’organo dell’Organizzazione anarchica di Berlino (AVB). Collabora colla Piscator-Bühne (Il grande teatro di avanguardia della germania di Weimar) per qualche mese.
1927. Inizia sulla “Vossische Zeitung” la pubblicazione a puntate delle “Unpolitische Erinnerungen” (Memorie impolitiche),le memorie di Mühsam che saranno raccolte parzialmente in un volume nel 1931
1928. Esce col titolo Sammlung 1898-1928 una voluminosa raccolta di saggi, liriche, prose narrative e non che coprono l’arco di un trentennio.Viene pubblicato il dramma Staatsräson (Ragione di Stato) sull’esecuzione di Sacco e Vanzetti avvenuta l’anno prima
1929. Con “Von Einsner bis Leviné (Da Eisner a Leviné) Mühsam offre il suo resoconto- che è in parte autocritico- delle vicende rivoluzionarie del 1918-‚19
1931. Nel Luglio “Fanal interrompe le pubblicazioni.Mühsam in gravi difficoltà economiche,collabora a diverse testate minori,soprattutto con articoli e scritti violenti contro il dilagante pericolo fascista
1933. Come numero speciale di “Fanal” esce il libretto “Die Befreiung der Gesellschaft vom Staats” (La liberazione della società dallo stato).Nella notte dell’incendio del Reichstag (27-28 Febbraio) Mühsam viene arrestato dalle SA.Trasportato di carcere in carcere e infine nel Konzentrationslager di Orianenburg, verrà torturato a lungo dalle SS prima di essere ucciso nella notte del 10 Luglio 1934. I nazisti tentano inutilmente di far passare la sua morte come suicidio. Georg Grosz quando apprende a New York della morte dell’amico gli dedica una serie di tredici bellissimi disegni.

Una Recensione: Guido Crainz autobiografia di una repubblica

Guido Crainz: Autobiografia di una repubblica(Le radici dell’Italia attuale).2009 Roma Donzelli
In un testo abbastanza breve,circa duecento pagine,l’autore riesce a ripercorrere con una serrata analisi,che è contemporaneamente storica antropologica e culturale, le tappe fondamentali del percorso storico che dal secondo dopoguerra ci hanno condotto alla crisi attuale. Il testo è composto da una introduzione e da una post-fazione finale che si chiude con un richiamo al Pier Paolo Pasolini di “Lettere Luterane” e “Scritti corsari” e con sette versi di Giorgio Caproni che parlano di “calma disperazione”.La parte centrale dell’opera è composta di otto capitoli di cui il secondo e il terzo fungono da riflessioni generali sugli anni ’90 con l’indicazione che, per capire bene l’oggi, bisogna risalire almeno alla fine della seconda guerra mondiale e alla nascita della Repubblica e ripercorrere alcune tappe fondamentali. Il quarto capitolo quindi si intitola “Fra crollo del fascismo e la nascita della Repubblica” e descrive le speranze, le delusioni, la partecipazione degli italiani alla nascita del nuovo stato e fin da subito la costruzione di una memoria pubblica “pacificata” incapace però di influenzare i comportamenti pubblici più del dovuto ; il quinto capitolo intitolato “Gli anni della ricostruzione e della “guerra fredda” in cui vengono sottolineate le caratteristiche di “Democrazia protetta” del nostro paese dove la presenza USA è soffocante e condiziona pesantemente la vita pubblica. Crainz ricorda, tra l’altro, una riunione all’Ambasciata USA di Roma nel 1961 in cui l’addetto militare Vernon Walters avanza l’ipotesi di un intervento armato degli USA “nel caso di una eventuale partecipazione dei socialisti al governo”(Pag.54).Il capitolo VI° analizza il ventennio 1958.78 dalla “grande trasformazione” ai “Funerali della Repubblica” cioè il momento del boom economico, delle grandi migrazioni sud-nord,dello sviluppo del movimento del ’68 fino alla strategia della tensione e alla nascita dei terrorismi contrapposti. E’ un momento chiave che è stato spesso analizzato superficialmente dagli storici : è anche la stagione delle grandi riforme che però lasciano l’amaro in bocca perché non incidono se non superficialmente nella struttura economico-sociale. Esse costituiscono però l’unica apertura democratica che tocca per lo più aspetti legati ai diritti civili fondamentali (il diritto allo studio,alla salute, la riforma del diritto di famiglia,il divorzio,l’aborto, l’istituzione delle regioni,ecc).Questo periodo si chiude con il rapimento e l’uccisione di Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse che viene interpretato come la fine di un intero ciclo politico che dà inizio ad una crisi che investirà i due maggiori attori politici del momento la Dc e il Pci.
Il terz’ultimo capitolo significativamente intitolato “ I lunghi anni ‘80” è il più lungo (55 Pag.) perché viene analizzato il decennio ( e oltre) in cui si compie quella trasformazione del nostro paese nella quale viene decretata la “morte della politica”.Ma come ha sottolineato bene Claudio Vercelli, nella sua recensione al libro di Crainz sul “Manifesto” :”Nella morte della politica si celebra l’apogeo del familismo, dei nepotismi, della riduzione della sfera pubblica a fatto individuale”. E’ nel decennio degli anni ’80 contrassegnati dal volto di Bettino Craxi che si ha quella trasformazione antropologica esiziale che trasforma le classi lavoratrici e produttrici in semplici consumatori e spettatori passivi attraverso un meccanismo di accumulazione individuale bulimica del tutto priva di qualsiasi retroterra culturale che non sia quello fornito dalla nascente televisione privata. Ecco perché quando nel 1992/’93 scoppia il caso “Tangentopoli” si ha il tracollo di un sistema politico che oramai era totalmente roso dalla corruzione, ma non abbiamo una rinascita,né tanto meno una rivoluzione. Anzi la nascita del “nuovo” cioè Forza Italia e la Lega accelera ancor di più la decadenza anche se si veste dei panni del populismo e dell’anti-politica. L’analisi di questo processo di ascesa e consolidamento del berlusconismo occupa il Capitolo VIII° intitolato “L’Approdo”. Nella Postfazione finale si riprendono le fila dell’analisi complessiva per una conclusione .. che non conclude se non amaramente. Il Testo non vuole dare assolutamente ricette pre-confezionate ma offrire solo uno spunto per un dibattito collettivo su questi temi che sia preparazione alla rinascita.
Vito Nanni

mercoledì 1 dicembre 2010

Prossimi incontri a San Niccolò

Proiezione del film "Radio Cora" su un episodio della Resistenza a Firenze incentrato sulla figura del Prof. Enrico Bocci
in data da definire...

Da Piazza Fontana agli ultimi esiti del processo sulla strage di Brescia
In data da definire


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